Corrado Augias, Leggere: un estratto

tratto da Leggere. Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi

di Corrado Augias 

Vorremmo davvero avere come amico, per la pelle o no, un autore che amiamo? Non lo so, anzi non credo. Per spiegare questa diffidenza devo richiamare brevemente una famosa polemica originata nell’Ottocento da Charles-Augustin de Saint-Beuve, poeta ma, in primo luogo, critico letterario. Il suo metodo dichiarato consisteva nell’analizzare un’opera soprattutto mettendola in relazione al suo autore. “Tale l’albero, tale il frutto” soleva dire, ovvero: se non conosciamo bene chi ha scritto qualcosa, e come e perché, come potremmo valutare ciò che ha scritto? Indicava così un metodo critico molto romantico in cui, avvalendosi di ogni possibile strumento, compresi quelli storici, si cercava di mettersi in sintonia con le inquietudini di un artista, la sua aspirazione profonda. Sainte-Beuve era tanto convinto della bontà della sua intuizione che riteneva di poterla applicare non solo agli individui, ma anche ai gruppi umani e alle correnti letterarie. Contro tale metodo si pronunciò Marcel Proust con una celebre opera che ha per titolo appunto Cointre Sainte-Beuve. Che cosa obietta l’autore della Recherche? Sostiene che è assurdo tentare di giudicare l’opera di un poeta o di uno scrittore, filtrandola attraverso l’uomo che egli è o è stato. L’uomo è solo un uomo, e può addirittura ignorare il poeta che è in lui. Chi osserva dall’esterno dev’essere in grado di scovare certe qualità nell’opera di un autore valutando, per conseguenza, quale valore dare all’autore stesso e, addirittura, quale dovrebbe essere il suo comportamento (…). Nella mia esperienza, sono rimasto molte volte deluso dalla conoscenza diretta di un autore del quale avevo apprezzato l’opera. Tanto che spesso ho evitato di invitare uno scrittore in televisione nel timore che, comportandosi in modo inadatto, si danneggiasse da solo; avendo amato il suo libro, ho preferito chiamare qualcuno che parlasse in sua vece.  Una volta, a Londra, mi è pure capitato di essere invitato a un party dove, mi dissero, sarebbe stato presente anche Philip Roth, a mio giudizio il più grande scrittore vivente. Ho risposto che ero già impegnato per timore che, conoscendolo, l’uomo avrebbe potuto danneggiare l’immagine dello scrittore, tanto più in un’occasione come quella, in cui, con un bicchiere in mano e nel cicaleccio generale, non si sa più bene cosa dire dopo le prime frasi di rito.

Annunci