una mia poesia

 

Bianca, come un ossario sepolto,
così la pupilla precipita nel vuoto.
L’inferno s’impossessa dei migliori,
ciò è risaputo e tu tremi, tu cadi
tu respiri nell’affanno di giochi
pieni d’ira, tu cerchi, tu dici,
tu crepi, bestia nascosta senza ali,
oltre il varco di una bellezza sfiorita.
Nera, come una camera sventrata,
così la rima violenta l’antico.
L’inferno s’espande in un pozzo
di paura. Tu giochi, tu sogni,
tu ami, sacco di lacrime spillato,
tu vibri, tu disperi, tu dolce
fiore delicato dalle marce foglie.

 
r.a.
10/12/2007

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