Sporco al sole: intervista a Michele Trecca

“Sporco al sole”. Quei ragazzi sconosciuti diventati scrittori
di Rossano Astremo

Nacque tutto da un appello lanciato ai giovani scrittori meridionali, stampato in migliaia di cartoline e affidato al buon cuore di redattori culturali e librai, introdotto da una domanda: “Ma ci siete o no narratori del sud estremo?”. Il prodotto di quell’appello fu l’antologia “Sporco al sole”, pubblicata da Besa nel 1998 e curata da Michele Trecca, Gaetano Cappelli ed Enzo Verrengia, all’interno della quale erano presenti i racconti di sette scrittori, Luigi Bamonte, Ottavio Cappellani, Francesco Dezio, Giovanni Di Iacovo, Francesca Forleo, Annalucia Lomunno, Livio Romano. Annalucia Lomunno e Livio Romano, dopo la loro presenza in “Sporco al sole” hanno poi esordito a marzo 2001 rispettivamente con Piemme e Einaudi. Francesco Dezio con Feltrinelli nel 2004, “Nicola Rubino è entrato in fabbrica” . Ottavio Cappellani ha pubblicato nel 2004 con Neri Pozza (“Chi è Lou Sciortino”) e quest’anno con Mondadori, “Sicilian tragedi”. Ora l’antologia è nuovamente nelle librerie. Ne parliamo con Michele Trecca, che da anni, grazie anche alla sua associazione BooksBrothers, svolge un ottimo lavoro di scoperta di narratori pieni di talento.
Perché ripubblicare “Sporco al sole” a quasi dieci anni di distanza dalla sua uscita?
«È stata un’idea di Livio Muci che ho prontamente condiviso. Mi fa piacere che il libro sia di nuovo in circolazione perché troppo spesso “Sporco al sole” è stato cancellato dalle note biografiche degli autori in esso pubblicati quando questi sono approdati a case editrici maggiori. Vedi, per esempio, le quarte di copertina degli ultimi romanzi di Livio Romano e Ottavio Cappellani, rispettivamente con Marsilio e Mondadori. Io credo, invece, che “Sporco al sole” sia stata un’esperienza letterariamente significativa per tutti. Credo anche che abbia ancora una sua dirompente attualità».
Cosa spinse te, Cappelli e Verrengia a lavorare su un’antologia di giovani scrittori meridionali?
«Ci interessava solo fare un libro cha avesse il sapore della novità rispetto ai luoghi comuni della rappresentazione del Sud, alle immagini oleografiche e cose del genere. Volevamo fare un libro in qualche modo vicino alla sensibilità giovanile di quel momento anche simbolicamente forte della imminente fine del millennio. A giochi fatti si può dire che è prevalso un criterio linguistico ma per la semplice ragione che i testi che spiccavano per la loro freschezza avevano in comune questo denominatore di una lingua meticcia, fatta di contaminazioni dialettali, gergali, musicali, fumettistiche…»
A distanza di dieci anni come è cambiata, a tuo parere, la rappresentazione del Sud che oggi viene messa in atto dai nostri narratori?
«Mi sembra intanto che oggi il Sud esprima una ricchezza letteraria, di nomi e talenti, molto maggiore che dieci anni fa. Questa vivacità traboccante non consente di racchiudere in una sintesi il panorama narrativo e poetico, assolutamente variegato. C’è una pluralità di percorsi che è impossibile tratteggiare velocemente. Se penso a Taranto, per esempio, mi vengono in mente almeno dieci nomi e altrettante modi diversi di calarsi in certa realtà sociale incandescente di quella città e del nostro Paese in generale. Oggi, forse, tra gli scrittori meridionali c’è più facilità o voglia di ieri di fare i conti col proprio tempo, di venire ai ferri corti e misurarsi con esso. Questo slancio qui io lo chiamo “trazione anteriore”: tra gli scrittori meridionali oggi, secondo me, c’è più
“trazione anteriore” di ieri. C’è un gioco letterario più offensivo, più spregiudicato. C’è, però, forse, meno voglia di sperimentare nuove modalità linguistiche e questo alla lunga può pesare negativamente».
Quasi tutti gli autori presenti in “Sporco al sole” hanno poi pubblicato per grandi editori. L’antologia, quindi, ha svolto il suo compito di promozione e lancio di nuovi talenti. Se oggi tu avessi l’opportunità di dare vita ad un nuovo “Sporco al sole”, quali nomi di giovani autori faresti?
«Io “Sporco al sole” lo rifarei come allora, e cioè partirei senza rete, lanciando un appello alla cieca e, quindi, pubblicherei il meglio di quello che arriva. Ripeto: così facemmo allora. Non conoscevamo nessuno dei sette autori poi pubblicati, di ciascuno di loro abbiamo conosciuto prima la pagina scritta poi il nome e, quindi, il volto, che di qualcuno ho anche dimenticato, come quello dell’allora diciassettenne Bamonte che ho visto una volta sola per mezzora e che non so ora dove sia e cosa faccia. Anzi, spero che questa nuova uscita del libro sia l’occasione per rivederlo. In realtà, gli autori da me pubblicati nella collana “Cromosoma Y” curata dal 2003 al 2006 per la casa editrice Palomar sono alcuni degli esordienti che avrei inserito nell’antologia virtuale di cui stiamo parlando. Faccio i nomi, in ordine di pubblicazione: Andrea Di Consoli, Dino Mimmo, Roberta Iarussi, Francesco Lanzo, Mauro Fabi, Vincenzo Corraro, Maurizio Cotrona, Giovanni Di Iacovo, Isabella Marchiolo. E, naturalmente, Andrea Simeone di cui ho curato con la sigla BooksBrothers il romanzo “Recinto di porci” appena pubblicato da peQuod».

Articolo apparso oggi sul “Nuovo Quotidiano di Puglia”

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