Luzi e Caproni: due lettere


Luzi e Caproni: due lettere
Due missive non consequenziali tra i poeti Mario Luzi e Giorgio Caproni. Il sodalizio intellettuale e l’amicizia. Una testimonianza diretta della quotidianità di due grandi della letteratura italiana.

Roma, 10 maggio 1943

Carissimo Luzi,

non dimenticherò la compagnia che mi hai fatto a Firenze – la tua gentile ospitalità. Ti prego di ringraziare di cuore tua moglie – di dirle che mi perdoni se non son riuscito a esprimervi a voce la mia commozione per le vostre attenzioni. Ho un maledetto carattere, chiuso come il tasso: ma il cuore è sensibile e sa ricordare.
Sono edificato, caro Luzi, dall'”interno” della tua casa. Ho sentito negli oggetti, nelle aperture dei muri, sull’aria delle vegetazioni (le rose, le tue rose!) il battito della tua vita esemplare di poeta. Anche per questa tua pace conquistata ti invidio. Di nobile invidia, caro Luzi, di quella stessa invidia che sento per la tua poesia e per tutta la tua opera. La tua compagna deve giustamente essere fiera di te. E tu di lei, che sa crearti un ambiente così propizio.
Ti sono illimitatamente grato per l’appoggio che hai dato al mio libro presso Vallecchi, e per l’aiuto che mi hai promesso. Preferirei tradurre, di Mirò, il Libro de Sigüenza, anziché Las Cerezas del Cementerio, perchè ho saputo che quest’ultimo vorrebbe tradurlo un giovane per non so chi, e io non vorrei togliergli la soddisfazione. Del resto il Libro de Sigüenza, è per me più interessante del romanzo.
Ancora, caro Luzi, tanti e tanti ringraziamenti e saluti a te e a tua moglie.

Tuo affezionatissimo,
Giorgio

Saluta e ringrazia Bilenchi e Parronchi, ai quali scriverò

Roma, 23 luglio 1961

Carissimo Giorgio,

del tuo Seme del piangere non credo di poterti dire di più, ora, se non che mi ha fatto e mi fa veramente piangere. Tu capisci. Componimenti come Ad portam inferi che traducono il dolore in quella grazia meravigliosa son veramente un esempio di sublimazione: e si capisce allora che il male entra nella storia (non nella STORIA dei nostri giovani tromboni) a generare umile vita e riscatto da se medesimo, trasparenza, luce. E’ quello che a me occorreva sapere. E tu l’hai detto con quella castità e affabilità che ha raggiunto la tua arte.
Grazie Giorgio, più “di cuore” che mai.
Devo anche ringraziarti per la recensione, acuta e precisa, al Pizzuto. Come vorrei che quest’anno segnasse una data fausta per te e per lui che avete scritto i libri che non si scrivevano più da molti anni.

Ti abbraccio, il tuo fraterno
Mario

Luzi Mario, Caproni Giorgio
Carissimo Giorgio, carissimo Mario
Libri Scheiwiller Playon, 2004

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