Heather McGowan, Schooling: recensione

 

L’accattivante prosa di Heather McGowan
di Rossano Astremo

È stato nella mia libreria, nella zona riservata ai testi non letti, per qualche mese. Non so per quale ragione “Schooling” di Heather McGowan, romanzo edito da Nutrimenti, mi aveva sempre respinto. L’avevo sfogliato più di una volta, avevo letto la bandella, e non era bastato il giudizio entusiasta di Rick Moody, un autore che amo molto, a farmi cabiare opinione. Poi, qualche giorno fa, in una sera un po’ triste, mi sono deciso ad aprirlo e leggerlo seriamente. L’incipit è burrascoso, si fa fatica ad entrare nel mondo costruito dalla McGowan, il continuo cambiamento della voce narrante, la prosa che si nutre di strappi, frammentata, fortemente lirica, non lascia spazio a lettori disposti a non soffrire, ai lettori della domenica, per intenderci. La lettura di “Schooling”richiede partecipazione e se questa si fa totale il lettore, a missione compiuta, potrà ritenersi soddisfatto. Pienamente. È quello che è capitato al sottoscritto. “Schooling” racconta la storia di Catrine, una tredicenne che dopo la scomparsa della madre è costretta ad abbandonare gli Stati Uniti per recarsi in Inghilterra a studiare presso un austero collegio, lo stesso in cui molti anni prima aveva studiato il padre.
In collegio incontra Gilbert, professore di chimica e pittore fallito, col quale Catrine instaura un rapporto profondo, al limite del lecito, che, in poco tempo, diviene argomento privilegiato di discussione degli altri docenti e allievi.
In fondo una storia non totalmente originale, la passione che nasce tra un uomo adulto e un’adolescente non ancora donna, ma non per questo meno conturbante. Ciò che però sorprende è la prosa della McGowan, la sua capacità di fare del romanzo genere onnivoro e plasmabile, forma non monolitica ma ibrida e polifonica. Ottima scelta da parte della sempre più combattiva Nutrimenti.