Intervista a Roberto Saporito: 1977

Generazioni a confronto all’insegna dell’eversione

di Rossano Astremo

Non solo libri di taglio giornalistici e biografie, ma anche romanzi sul 1977, come quello di Roberto Saporito, “Millenovecentosettentasette, fantasmi armati”, edito da Besa. Il romanzo racconta la storia di un gruppo di ex-terroristi, ognuno dei quali a distanza di quasi trent’anni ha intrapreso una nuova vita, che si incontra con l’esplicita intenzione di organizzarsi ancora una volta, appoggiando un gruppo di giovani sovversivi che vede in loro la vecchia generazione del movimento.
Cosa ricordi tu del 1977? Avevi solo quindici anni…
«In verità del 1977 mi ricordo solo la nascita della musica punk, dei Clash e dei Sex Pistols, gli echi degli spari in provincia dove abitavo io arrivavano molto attutiti. Mi sono interessato degli “anni di piombo” molti anni dopo quando sono diventati una sorta di ossessione, e le ossessioni sono alla base di tutti i miei romanzi, sono la benzina che li fanno nascere. Prima di cominciare a scrivere questo romanzo ho letto libri che trattavano di storia del terrorismo scritti da storici, giornalisti, ma anche da ex-terroristi, e pure romanzi scritti da ex-terroristi, come quelli di Cesare Battisti o che trattavano l’argomento in un modo o nell’altro. Anche se ho un ricordo molo ben definito del rapimento Moro e di tutto quello che ne seguì. Forse, a ben guardare, è da lì che è nato tutto».

Il tuo è un romanzo che mette a confronto due generazioni, quella che aveva vent’anni nel ’77 con quella di questo gruppo di giovani sovversivi. Perché questa scelta?
«Perché dal 2000, anno in cui è ambientato il mio romanzo, in poi si sono create delle occasioni di vicinanza tra le frange del terrorismo degli anni settanta e i vari movimenti antagonisti di oggi e la cronaca degli ultimi anni ne è la prova provata. L’idea era di mettere a confronto personaggi che avevano 23 anni nel 1977 e giovani che ne avevano 23 nel 2000».

Nel 2007 appena trascorso sono stati pubblicati molti libri che si sono occupati, chi in chiave giornalistica, chi in chiave biografica, del 1977. Hai avuto modo di leggere qualche titolo dei libri in questione?
«No, ma ne ho seguito le recensioni e i dibattiti che ne sono seguiti, anche se di romanzi nel senso stretto del termine (e cioè vera “fiction” con ambientazione e personaggi verosimili, come è il mio libro) ne sono usciti proprio pochi. Sì, tutti nascono o dal vissuto dell’autore, quello della Annunziata per esempio, o da ricerca giornalistica. Il mio romanzo è una sorta di sfida differente».
Perché l’idea di produrre un book trailer per promuovere il tuo romanzo?
«L’idea è quella di far arrivare i libri dove le persone sono più attente e ricettive e in questo You Tube funziona benissimo, e purtroppo, le immagini hanno una presa maggiore delle parole scritte, quanto meno come messaggio promozionale alla lettura del romanzo. E dai primi riscontri sembra proprio che funzioni. Molti lettori si stanno avvicinando alla lettura del mio libro dopo aver visto il book trailer su You Tube. Quindi un mezzo “moderno” per avvicinare le persone ad un mezzo “antico” e bellissimo come il libro».