una mia poesia

(foto di Francesca Woodman)

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Divento di giorno in giorno, di ora
in ora, da un battito del cuore all’altro,
sempre più astratto, sfocato, illeggibile.
Come una polaroid della Woodman
spingo il mio corpo oltre la soglia
che divide l’impresso dall’assente.
Richiedo sparizione con forza finale,
un modo per non guardare il risvolto
della giacca che sono diventato:
pellicola graffiata con unghie dorate,
proiettata al contrario in dono corporeo.
Ti sogno da notti che non so numerare,
c’è sempre l’immagine di te al centro
di una stanza, nuda sul letto che scaglia
una palla da tennis contro la parete,
sfiorando la tv, incuneandosi nella zona
che separa l’antenna dallo specchio.
Sei racchiusa in un gesto privato,
avvolta nel sapone onirico della mente.
Non sei qui. Sei solo un sogno.
Cos’altro mi resta se non svanire?

r.a.