Don DeLillo, L’uomo che cade: un estratto dal libro che sto leggendo

tratto da L’uomo che cade

di Don DeLillo

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– Perché sei ancora qui?

Lo chiese con un tono di gentilissima curiosità.

– Pensi di rimanere? Perché secondo me dovremmo parlarne, – disse. – Mi sono dimenticata come si fa a parlare con te. Questa è la chiacchierata più lunga che abbiamo fatto.

– Eri brava più di chiunque altro. A parlare con me. Forse il problema era proprio quello.

– Credo di aver disimparato. Perché adesso me ne sto seduta qui e penso che avremmo così tante cose da dirci.

– Non così tante. Prima ci dicevamo tutto, in continuazione. Esaminavamo ogni cosa, qualsiasi questione, qualsiasi problema.

– D’accordo.

– E questo ci ha praticamente uccisi.

– D’accordo. Ma è possibile? La mia domanda è questa, – disse lei. – E’ davvero possibile che io e te abbiamo chiuso con i conflitti? Sai a cosa mi riferisco. L’attrito quotidiano. In ogni parola, ogni respiro, come prima di lasciarci. Possibile che tutto questo sia finito? Non ne abbiamo più bisogno. Possiamo vivere senza. E’ così?

– Siamo pronti a sprofondare nelle nostre piccole vite, – disse lui.

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