Elisabetta Liguori e Rossano Astremo, Tutto questo silenzio: un estratto dal nostro romanzo inedito

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Tratto da “Tutto questo silenzio”

di Elisabetta Liguori e Rossano Astremo

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Il video, 6 maggio 1998

Il video mostra una donna che guida un’auto. Una Fiat Punto grigia. È un video di tipo familiare. Paola ha quasi dodici anni. È nella fase in cui tutto ciò che è nuovo genera meraviglia e voglia ossessiva di possesso. Paola punta la videocamera oltre il lunotto posteriore dell’auto di famiglia verso il parabrezza della macchina posta dinanzi a lei. Mirko e Federica occupano i posti anteriori. Dietro sono sedute Paola, con le spalle voltate e le ginocchia puntate sul morbido sedile, che fissa dall’obiettivo quel mondo nuovo pieno di sfumature mai assaporate, e, al suo fianco, Luce, accoccolata nella sua porzione di spazio, che gioca con una piccola bambola gommosa, racchiusa in un abitino a scacchi bianchi e azzurri.
La scena è tutta lì, si snoda sterile, priva di sussulti significativi.
Una donna sulla cinquantina, occhiali da sole di forma rettangolare ad invaderle il volto, capelli biondi artificiosamente ricci, come se avessero da poco subito una definitiva permanente, una camicetta rosa che spicca su tutto il resto.
Paola zooma più che può, mette a dura prova le risorse tecniche del suo mezzo, è in cerca di particolari in grado di scuoterla.
Sì sa, i ragazzi sono curiosi, amano ficcarsi in fette di vita non propri, decomporre la privacy altrui per impossessarsi del non lecito.
L’auto per un attimo si avvicina, poi resta indietro.
La donna sembra non accorgersi di nulla. La sua guida è irruente. Brusche frenate in prossimità degli incroci, ampi movimenti delle braccia nelle curve spigolose, mano sinistra che esce dal finestrino per godersi il vento che s’insinua lungo le fenditure della pelle.
Ora Paola si sofferma sul volto della donna.
Tutto lo schermo è occupato dalla sagoma sfocata di una donna sconosciuta nell’atto della guida. Le auto s’inchiodano ad un semaforo. La donna per un attimo sparisce, poi ricompare, Paola immobile cerca di carpire ogni singolo sussulto dei suoi muscoli facciali. La donna si soffia il naso con un fazzolettino di carta, prima una narice, poi un’altra. Dopo, con l’indice della mano destra tira fuori un frammento di un qualcosa dalla narice sinistra. Paola allontana l’obiettivo dal focus dell’immagine, come se sdegnata dal comparire di un oggetto estraneo da cavità corporee.
La scena è tutta lì, dura una manciata di secondi.
Il video s’interrompe.
Compaiono piccoli puntini grigi e neri in ondulazione entropica.
Per pochi secondi.
Poi, nuove immagini.