Charles D’Ambrosio, Il suo vero nome: un altro breve estratto

 

tratto da “Casa in vendita” racconto incluso in Il suo vero nome 

di Charles D’Ambrosio

:::

Io ero il più piccolo di sette figli e la storia della mia famiglia per me era sempre stata il mio futuro, un passato nel quale crescendo mi inserivo per ereditarlo, un mondo finito, un posto dove le scelte erano già state fatte, irrevocabilmente. Di conseguenza non mi ha mai interessato molto la faccenda dell’ereditarietà, o il fatto che la mancanza di fede in un fine ultimo dell’universo può diventare un progetto in sé. Sono arrivato troppo tardi per credere che potesse esistere un qualunque altro mondo. Avevo quattordici anni quando Miles cominciò a vivere o sulla Western Avenue dietro la fabbrica di giacconi di Skyway, o al Veteran Hospital o in una serie di case-famiglia una più malmessa dell’altra, e ormai davo per scontato che le voci che sentiva lui presto avrebbero parlato anche a me. Quando Jackie si era ucciso avevo sedici anni. A venti, davo per scontato che la follia mi avrebbe fatto visita, e con lei il suicidio. Ero sicuro che si sarebbero avvicinati lentamente e mi avrebbero teso la mano, mi avrebbero preso con sé e portato dove avevano portato i miei fratelli. Anche Miles aveva cercato di ammazzarsi, le voci l’avevano spinto a buttarsi dall’Aurora Bridge, ma era sopravvissuto. Spesso,ossessivamente, fantasticavo di sedermi sul parapetto del ponte e spararmi in testa. Così, in un solo istante, avrei riunito i miei fratelli dentro di me. Ero convinto che in quel modo li avrei conosciuti. E mio padre? Avrei conosciuto pure lui? Ero in grado di descriverlo? Spesso non riusciva neanche a cacare senza che mia madre lo tenesse per mano. Ma quello non riuscivo proprio a immaginarmelo.