gianCarlo Onorato, Il più dolce delitto: un anno dopo, un estratto

un estratto da Il più dolce delitto

di gianCarlo Onorato

:::

Le fluivano dai polsi due sciami vermiglio, due nuvole che si aranciavano disperdendosi in acqua. Le presi un polso, aveva inciso male come speravo, guardai l’altro, uguale. La lametta galleggiava indifferente sul pelo dell’acqua. Le tastai il cuore sulla gola, tutto bene, ora l’avrei tirata fuori e asciugata, l’avrei fasciata e portata in ospedale, dimenticando quanto il suo desiderio di morte mi baciasse il cuore. “Non morirai”, le dissi “tu non puoi morire”. Ma aprì gli occhi, sorrise debolmente e mi attirò a sé prima di scivolare ancora nell’acqua inchiostrata di lei. Una disperata erezione mi montò appena vidi dal davanti le sue ginocchia emergere dall’acqua di sangue come isole candide, due promontori di neve liscia, e vidi che smorfia dolce avesse la sua bocca che in silenzio chiamava. Tolsi i pantaloni ed entrai nell’acqua, il calore dell’acqua sporca mi prese i fianchi la camicia e la vita. E dissi a me stesso: sono arrivato, io sono qui arrivato alla meta. “Sono colui che ti feconda e ti tortura, io ti salvo” dissi. Ero pazzo, finalmente.