L.R. Carrino, Acqua Storta: recensione

“L’onore è più forte della carne”

di Rossano Astremo

La verità è che non sono più il lettore onnivoro di una volta. I percorsi della propria esistenza mutano e di conseguenza muta anche il proprio accostarsi ai libri. Così come muta il proprio (il mio?) modo di recensirli.Ecco, sono diventato un lettore meno accogliente, di certo più esigente. Mi capitano libri di esordienti che veramente mi fanno girare i coglioni, che mi tediano da morire, stilisticamente frananti, dal contenuto inesistente. Non faccio nomi, non ha senso. Qui mi preme parlare di un’eccezione. Negli ultimi mesi, dal momento che un’insonnia di quelle con un suo perché si è impadronita del mio corpo rendendomi il riposo impossibile, la notte è diventata il momento privilegiato delle mie letture. Ieri notte ho letto “Acqua Storta” di L.R. Carrino, piccolo e delizioso romanzo edito da Meridiano Zero. Lo segnalo per almeno tre ragioni: 1) l’intreccio: Il romanzo racconta la storia d’amore tra Giovanni e Salvatore, due camorristi, il primo figlio del boss Don Antonio, il secondo un suo dipendente. La loro è una passione irrefrenabile. Giovanni è sposato, Giovanni è un uomo d’onore (“L’onore è più forte della carne, è più forte del sangue, e pure per me è così”). Questo è l’elemento narrativo attorno a cui ruoterà l’intera storia; 2) la lingua: La storia è raccontata in prima persona da Giovanni. La cospicua presenza del dialetto napolettano da alla narrazione una vivacità e fluidità davvero fuori dalla norma; 3) costruzione narrativa: La storia ha inizio tre giorni prima del suo rocambolesco epilogo. Il tutto è ricostrutio attraverso capitoli che seguono il percorso dei protagonisti a ritroso. Con l’ultimo capitolo che affonda la lama nel finale che non fa sconti.