Maria Carrano, un racconto inedito

Blu

di Maria Carrano

L’orso ha le orecchie calate sulle guance, il naso deforme, le mani contorte e rigide, le gambe ramificate e gli occhi scavati. Nella caverna vuota della sua anima ha deciso d’immergersi in un lungo letargo annichilente. Non desidera più nulla lui, così ha detto non muoverti e ha strozzato il respiro pesante tra le lenzuola blu. Ha steso il silenzio sulle loro teste orizzontali sovrastate da un soffitto troppo basso e un istante dopo il crollo assoluto dell’idea, del pensiero, della volontà.

Con un gesto misurato ha spento la luce e si è sdraiato su quel poco di speranza che gli è rimasta.

Non le rivolge neppure un cenno, si rivolta su se stesso e tace. Lei osserva quel che resta della forma, si affida a quegli occhi che si abituano e riescono ancora, nonostante tutto a definire nitidamente i bordi.

La sagoma deforme di un mostro si solleva lieve sotto il tessuto arruffato delle lenzuola. Una scia umida le brilla lungo l’interno della sua coscia bianchissima. La sente ardere intensa ma non può fare nulla, ormai è lì a sfavillarle sulla pelle liscia di un corpo ancora privo di segni.

Verranno le cicatrici, pensa, mentre raggiunge con le dita la vischiosa identità dell’orso esplosa in un indecoroso amplesso.

Corpo avvilito, ridotto, svuotato, racchiuso in un mucchio di ossa: esoscheletro ingombrante dell’idea stessa di bellezza.

Nel fiato lento dell’aria liquida che invade i polmoni lei non emette alcun suono: soffoca in un rantolo tutto quello che non ha più modo di dirgli.

L’orso non ascolta.

Così si rivolge a se stessa, cercando nelle sue mani filiformi gli artigli da infilare nella carne squamosa dell’essere arso che le giace di lato, di quel suo nuovo aguzzino voltato sul fianco sinistro nella più eloquente delle manifestazioni fisiche.

Non hanno armi le sue dita. Sono solo sottili steli che sanno arrotolarsi e cingersi come radici strette e coriacee. Ancora una volta non sa che farsene di quelle mani che giacciono impotenti attaccate a polsi troppo leggeri .

Nel letto blu la sconfitta avvolge entrambi.