Sono molteplice: mi contraddico

Non è cicatrice ciò che tocco,

è parte di te dal cui tutto mi sottraggo,

è la lenta agonia della fine,

lo sguardo che si posa su linee

che avrei voluto sottopelle

e, al contrario, svaniscono

nello sconquasso di parole inutili.

Non è l’infantile gesto di un lattante,

è mano che sfiora l’assoluto,

è atto che regge l’iterato lacerarsi,

il corpo di idee solo mio e tuo,

agli altri alieno, eppure, ora, mortale,

perché zoppica e crolla (via, via, via).

r.a.