Una mia poesia installata

(Questo testo apparirà domenica in un’installazione di Cristiano Peluso, all’interno di una collettiva che si terrà al Circolo degli Artisti di Roma)

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Porto l’inverno docile delle tue spine

e mi muovo da equilibrista pallido

sul sottile filo di ciò che sarà

in attesa che danzi ieratico il silenzio.

Porto mani piene di cicatrici,

un modo perverso per donarti

carezze al suono delle onde sulle pietre.

Porto il linguaggio della tua divina

geometria, come pupille di ciechi

nell’azzurro che non possono mirare.

È eclissi ciò che resta, sublime la nostra,

perché, mi permetto di citare, non affatto parziale.

r.a.