una poesia di Adriano Spatola

Majakovskiiiiiiij

di Adriano Spatola

per Julien

(esordium)

questa estrema dissoluzione sistematicamente portata

ai limiti della violenza e fino alle terre del fuoco

fino all’eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo

alle catastrofi degli organismi in circolazione casuali

nelle città fagocitate nei corpi incrostati di sale

sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo

(narratio)

con un po’ di fervore ma ancora variabile per confermare

il tutto per confermare lei che ama con insistenza

che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto

la prognosi tattile l’eccezionale stupefacente chiarezza

la domestica peste la febbre in espansione nell’universo

con un po’ di fervore ma sempre variabile per confermare

il tutto per confermare lei che ama con insistenza

(partitio)

ogni singola parola è adesso una tempesta di gesti

un riflesso delle sue ribellioni o la piacevole ombra

dell’albero che messo in moto si libera dai coleotteri

il palmipede ossuto lo stimolo ligneo che s’agita negli strumenti

per l’apertura per l’enfasi in certi momenti della giornata

alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso

degli animali braccati che scivolano nella materia

(probatio)

un riflesso delle sue ribellioni la piacevole ombra

che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto

l’eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo

che vegeta ramificato nel vuoto pneumatico del suo racconto

con un po’ di fervore ma sempre variabile per confermare

al palmipede ossuto lo stimolo ligneo che l’agita negli strumenti

(repetitio)

mancano ancora nella composizione le digitali memorie

i presupposti marini i parziali giardini i liquidi impulsi

le catastrofi degli organismi in sospensione nell’universo

i cavalli castrati che perdono tempo nelle profonde caverne

sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo

alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso

degli animali braccati che scrivolano cauti nella materia

(peroratio)

ogni singola parola è stata una tempesta di gesti

l’albero che messo in moto si è strappato di dosso le foglie

la foglia che messa in moto si è strappata di dosso le dita

il dito che messo in moto si è strappato di dosso i cavalli

il cavallo che messo in moto si è strappato di dosso le unghie

ah la prognosi tattile ah la domestica peste

con un po’ di fervore ma il tutto invariabile per confermare

il tutto per confermare lei che ama con insistenza

(1969)