William Burroughs, Rock’n’roll virus (Coniglio 2008)

Povero Zio Bill!

di Rossano Astremo

Diciamolo subito. “Rock’n’roll virus”, edito di recente da Coniglio, raccolta delle conversazioni di William Burroughs con David Bowie, Patti Smith, Blondie e i Devo, è un libro malriuscito, sotto molti punti di vista. Chi si occupa di libri sa che il primo elemento di contatto tra l’oggetto cartaceo ed il possibile acquirente è rappresentato dalla copertina. Ecco. Se facessimo un concorso della peggiore copertina pubblicata nella storia dell’editoria italiana degli ultimi vent’anni, il libro di William Burroughs avrebbe pochi rivali.

Quindi è un libro che disturba sin da subito.

Poi disturba anche il fatto che il testo in questione è una sorta di abstract di un volume molto più corposo, edito negli Stati Uniti nel 2000 da Semiotext(e), dal titolo “Burroughs Live: The Collected Interview of Wiliam S. Burroughs, 1960-1997”. L’impressione è che ci troviamo dinanzi ad un’operazione editoriale debole, in cui la voglia da parte di una piccola e combattiva casa editrice di possedere nel proprio catalogo un titolo di uno dei più grandi scrittori del ‘900 determina una sorta di lassismo nelle scelte dei materiali da rendere a tutti fruibili. Nelle conversazioni pochi sono gli spunti interessanti. Burroughs è sempre stato un tipo poco loquace e la forma intervista non è il mezzo migliore per ottenere da lui perle di saggezza o quant’altro.

Il volume, curato da Matteo Boscarol, si apre e si chiude con due interviste fatte a Burroughs, la prima da Robert Palmer, la seconda da Antonio Veneziani.

Per chi nono conoscesse l’universo visionario dell’autore di Pasto nudo, consiglio di leggere il ricco apparato di note del libro.