E’ morto Robert Rauschenberg

Robert Rauschenberg, padre spirituale della Pop Art

Robert Rauschenberg,”Bicycle”
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Il nome di Robert Rauschenberg viene solitamente e giustamente accostato a quello di Jasper Johns quando si vogliano identificare i personaggi più determinanti per lo sviluppo dell’arte americana degli ultimi 50 anni, dato che a loro si deve il passaggio dal movimento New Dada, fenomeno storico ben etichettato importato dall’Europa, ad una nuova realtà culturale più specificatamente americana, vivificata da nuovi stimoli e percorsa da problematiche autonome, alla ricerca di nuovi percorsi stilistici: dalla poetica di questi due artisti deriverà la Pop Art e verrà segnata tutta l’arte americana futura.
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Robert Rauschenberg, “Retroactive 1”

Le composizioni di Rauschenberg sono, rispetto a quelle di
Johns, più complesse e meno elegiache, con un grappolo
di punti di interesse che invade totalmente la tela,
esemplificazione di un concetto di abbondanza che
si riferisce sia agli stimoli che l’ambiente urbano riversa
sugli abitanti, sia all’erogazione industriale di beni materiali
ed al conseguente spreco, il tutto espresso in termini
di una espansiva “sensualità documentaristica“,
per usare una definizione del critico inglese
Lawrence Alloway.Le sue opere, costruite con la tecnica dell’assemblage,
con oggetti comuni o spezzoni di oggetti recuperati
ed immersi in una dimensione artistica, secondo
il concetto dada del ready-made, si collocano a metà tra
arte e vita, tra pittura e collage,
sono raccolte di memorie del quotidiano, assemblate e
riconciliate in un gesto che ha qualcosa di rituale e che
le converte in forma estetica:
l’unica cosa che può fare l’artista è solo questa possibile ricomposizione della realtà urbana mercificata ed industrializzata, di cui anche l’uomo fa parte.

Determinante per la formazione di Rauschenberg fu il contatto con il musicista John Cage, che gli trasmise il concetto di “azione nel dislivello tra arte e vita“, così come una tela di Rauschenberg, tutta completamente bianca, vuota, pronta a raccogliere ombre o riflessi, suggerì a Cage una delle sue opere più dirompenti, 4’33” di silenzio, mentre Morton Feldman, da una tela di Rauschenberg, tutta nera, con un foglio di giornale incorporato, anch’esso dipinto di nero, intuì come per un’illuminazione la libertà nell’assimilazione di materiali diversi, in quella che non vuol essere una dicotomia totale “tra l’arte e la vita, ma una via di mezzo“.

Robert Rauschenberg
“Interview”

Sono sicuramente presenti in Rauschenberg elementi derivati dall’Espressionismo astratto, specie in alcune opere come “Interview” e “Retroactive 1“, movimento dal quale egli si distingue ben presto per l’utilizzo di una figurazione che mantiene all’immagine un suo valore, un’identità, un’autenticità che non hanno nulla a che fare con il quadro.

Robert Rauschenberg, “Rebus”
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Le opere di Rauschenberg pongono la critica davanti ad un dilemma: così infatti osserva il critico George Sorley Whittet, nel 1964, sulla rivista “Studio International”: “L’assenza dell’arte non aiuta in nessun modo le nostre reazioni di fronte alla vita. Quella che Rauschenberg ci offre è la vita allo stato puro; sta a noi trovarvi l’arte, da soli.”
Concetto a cui fa eco Andrew Forge quando, nel 1970, afferma: “La vita ha penetrato la sua opera in lungo e in largo, e ogni sua opera, più che imporci una definizione di arte, scaturisce da una ricerca di tutti i possibili contesti nei quali può verificarsi il fatto artistico.”
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Robert Rauschenberg,
“Inferno, Canto 34”

L’indagine di Rauschenberg non coinvolge esclusivamente la società moderna, egli non si limita ad applicare i suoi salti associativi a materiali contemporanei e popolari, egli riflette anche sulla cultura del passato e produce una serie di disegni ad illustrazione dell’Inferno di Dante Alighieri, di cui sottolinea la perdurante attualità trasponendo la sua poetica alla realtà moderna mediante un riferimento diretto del suo poema alle cose che ci circondano.
Robert Rauschenberg fu certamente un grande sperimentatore, ma al di là di opere di traumatizzante rottura, come il celebre “Monogram” che presenta come soggetto una capra imbalsamata,
con un destabilizzante salto di sensibilità che provoca nello
spettatore un vero e proprio brivido, in generale Rauschenberg,
con atteggiamento veramente pionieristico,
indaga il rapporto dell’uomo con la società urbana e tecnologica, con l’oggetto di consumo di cui muta il valore e il senso corrente, per arrivare, con un’azione mirata, alla coscienza del fruitore dell’oggetto: nascono così le sue esperienze polimaterialistiche, i combine-painting, le sue opere di collage, di riciclaggio, di riutilizzo del prodotto di scarto che viene in un certo qual modo “redento” dall’opera dell’artista in un rito che Edward Lucie-Smith definisce “iconico-celebrativo” dei miti consumistici.

Robert Rauschenberg, “Bed”, 1955 Combine painting

L’importanza dell’opera di Rauschenberg sta nell’aver elevato, con i suoi assemblage, i materiali dal livello delle relazioni puramente formali a quello della poesia associazionale, in sostanziale opposizione a ciò che stava attuando l’Espressionismo astratto, tendente invece ad assorbire il soggetto nel mezzo espressivo, che diveniva così esso stesso soggetto.Utilizzando un modo espressivo quale l’assemblage, che di per sè tende ad escludere l’idea di uno stile, Rauschenberg riesce invece ad inventare un suo riconoscibilissimo linguaggio formale che sarà pregno di spunti ed influenze per le generazioni che seguiranno, prima di tutte la generazione degli artisti pop.
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