Marco Bosonetto, Requiem per un’adolescenza prolungata (Meridiano Zero, 2008)

Un’attrice e Candido Neve

di Rossano Astremo

L’altra sera ho bevuto un bicchiere di vino assieme ad un’attrice romana. In verità lei non fa solo l’attrice, ma gestisce assieme ad altri ragazzi un locale qui a Roma. L’idea era quella di organizzare una serie di incontri letterari curati dal sottoscritto. Lei si è dimostrata molto disponibile, annuiva a tutto quello che le dicevo, non distinguendo Lucarelli da Carlotto. Lei legge molti libri, dice, ma è un po’ disordinata, dice. Il punto, però, non è questo. Dopo due minuti di discussione attorno alla “questione libri”, lei inizia a parlarmi della sua vita di intellettuale precaria, delle sue giornate passate nella sua stanza, tra scrittura, lavoro di ufficio stampa per il locale, varie ed eventuali. A lei mancavano pochi esami per laurearsi in Medicina, mica cazzi, poi ad un certo punto molla tutto perché vuole fare l’attrice. A lei non va a genio questa cosa di scrittori e registi che fanno libri, spettacoli teatrali e film sul precariato. Per lei il precariato è una forma di libertà. È la migliore delle soluzioni possibili. Il non sottostare a logiche contrattuali asfissianti. Ok, ci siamo capiti. Io l’ascoltavo con la stessa attenzione con cui si ascolta un rinoceronte che russa. Perché questa lunga premessa, vi chiederete. Perché stanotte quando ho letto “Requiem per un’adolescenza prolungata” di Marco Bosonetto, piccolo libro edito da Meridiano Zero, mi è tornata in mente l’attrice precaria. Perché Candido Neve, il 32enne protagonista del romanzo, altro non è che una variante di questa corposa fetta di intellettuali proletari che infesta il nostro stivale: “Non si concede nessu lusso, nessun orpello borghese come un cellulare o un lavoro. Con i suoi pantaloni di velluto e la camicia a quadretti dai polsini sfilacciati, attende serenamente qualche evento che scuota i suoi trent’anni, e intanto recita a memoria i passi preferiti del Maestro e Margherita di Bulgakov davanti allo specchio”. Giusto per avere chiaro in mente il personaggio. Il romanzo è ambientato in un futuribile 2013, anno in cui nella nostra Italietta il Parlamento approva una legge volta a snidare i bamboccioni, affinché questi siano “prima uomini e poi figli”. Tale progetto va sotto il nome di Campagna per lo Sradicamento dell’Adolescenza Prolungata e quindi il nostro Candido Neve è costretto ad abbandonare l’abitazione della nonna, situata nello stesso pianerottolo dei suoi, e a ricominciare la sua esistenza da zero, considerandosi rapidamente in una nuova prospettiva. Il libro è breve, scorre veloce, diverte ma non lascia il segno. Però ho una mia convinzione. Se per una volta la barriera che separa realtà e finzione crollasse determinando un irriguardoso mescolamento, credo che la mia attrice troverebbe molto attraente Candido Neve e chissà forse la voglia dello stesso di divenire padre, espressa più volte nel libro, potrebbe trovare un suo convincente approdo.