Il cinema, il maggio, l’utopia. Les amants réguliers. Percorsi intorno al ’68

Garrel. Sconfitta. Oppio

di Rossano Astremo

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Quarant’anni dal ’68. Quando trattasi di anniversari l’editoria si sbizzarrisce partorendo pubblicazioni tematiche a iosa. Ho tra le mani un delizioso cofanetto dal titolo “Les amants réguliers”, edito da Einaudi, che oltre a contenere il dvd del film di Philippe Garrel, ha al suo interno un libro, “Il cinema, il maggio e l’utopia. Les amants réguliers. Percorsi intorno al ‘68”, curato da Daniela Bosso, all’interno del quale sono presenti le interviste allo stesso Garrel, a Bernardo Bertolucci, Gianfranco Bettin, Silvia Ballestra, Ascanio Celestini, uno scritto di Serge Quadruppani, e un estratto dal titolo “Il movimento studentesco” del pamphlet “L’estremismo, rimedio alla malattia senile del comunismo” di Gabriele e Daniel Cohn-Bendit, edito una prima volta da Einaudi nel 1969. Mi sono sembrate interessanti le interviste a Garrel e Bertolucci, in cui si sottolineano i differenti approcci degli stessi nei confronti del periodo raccontato. Come molti di voi sanno, i due, inconsapevolmente, si sono trovati a scrivere e girare un film sul ’68 francese nello stesso periodo. Garrel ha girato il suo film con un budget di un milione e mezzo di euro. Bertolucci con un budget dieci volte superiore. Quando Garrel venne a sapere che Bertolucci stava girando “The Dreamers” andò sul set e gli chiese di ricomprare i suoi costumi, reclutando, inoltre, alcune comparse per le scene di gruppo. Non solo i costumi sono in comune, ma anche l’attore Louis Garrel, figlio di Philippe, è presente in entrambi i film ed indossa la stessa giacca di velluto verdone, il cui colore in “Les amants” è obliato dalla superba fotografia in bianco e nero di William Lubtchansky. Potrei dire che qui si fermano i punti di contatto tra le due pellicole. Pur essendo film che ambiscono a raccontare una generazione, “Les amants réguliers” ribalta il modello di The dreamers”. Se in quest’ultimo giovani protagonisti, prigionieri dell’incantevole sogno del cinema all’interno di un confortevole appartamento parigino, s’aggrappavano solo all’ultimo momento alla militanza politica come via d’uscita da un non partecipazione attiva durata troppo a lungo, invece i protagonisti di Garrel, delusi proprio dal fallimento dell’attivismo di piazza, cercano di prolungare lo slancio dei giorni delle barricate in un’esistenza ideale, lontana dal grigiore della banalità, con il costante utilizzo dell’oppio come mezzo per creare paradisi artificiali in cui sostare. Basta considerare le ultime scene dei due film per comprendere la chiave di volta dell’immaginario che i due registi hanno voluto rappresentare. Inutile dire che ho amato molto di più “Les amants”. Condivido e riporto, per concludere, quanto scritto da Francesco Zurlo, in una recensione apparsa in rete: “Costato solo un milione e mezzo di euro (un decimo di The dreamers) – la filosofia del low budget della nouvelle vague evidentemente sopravvive nei suoi epigoni – il film appare 10 volte più profondo del suo analogo bertolucciano. Uno degli unici 2 sguardi in macchina presenti nella pellicola – allorchè la protagonista parla di Prima della Rivoluzione – sembra addirittura un’interpellazione diretta al regista emiliano. Come dire, ti ricordi, caro Bernardo, di quando facevi piccoli film godardiani e non miliardarie produzioni para-hollywoodiane ammantandole di improbabili umori sessantottini?”