Gabe Hudson, estratto da Appunti da un bunker lungo la highway 8: da “Non vogliamo male a nessuno” (minimum fax, 2008)

estratto da Appunti da un bunker lungo la highway 8

di Gabe Hudson

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La campagna propagandistica di mio padre, sotto forma di lettere speditemi da quando sono arrivato in Medio Oriente

Caro figliolo,

sei un vero spasso. Quando dici che ho disonorato il mio paese e l’uniforme che ho indossato per tanti anni e l’orgogliosa tradizione americana solo perché preferisco fare l’amore con gli uomini piuttosto che con le donne, non fai che confermare ulteriormente la mia tesi, cioè che il più grande errore della mia vita è stato infilare il cazzo dentro tua madre. E quando dopo aver fatto quello che dovevo fare l’ho tirato fuori, quello sì che è stato un “congedo con disonore”. Tu sei l’emblema di tutto quello che non va nella tua generazione rammollita, egoista, buona a nulla e ignorante. Te lo dico io qualcosa sull’onore. Io ho combattuto i potenti Vietcong, mentre tu sei lì nel Golfo Persico, seduto nel deserto a fare castelli di sabbia. Io ci piscio sulla tua guerra; nella storia ha lo stesso peso che avrebbe il testicolo di una formica. Non vedo l’ora di leggere le storie grandiose che la tua generazione scriverà sulla guerra. Oh, ragazzi! Sarà affascinante. Ma che ne sapete voi dell’onore, del sacrificio e della morte? Per cosa state combattendo? Per il petrolio. Quanto siete nobili e pieni di principi. Qual è il vostro urlo di guerra, “Mi faccia il pieno”? Perciò non me ne può fregare di meno se la tua squadra ti prende in giro perché tuo padre è omosessuale. Ho spezzato il collo a mani nude a svariati vietnamiti soltanto perché mi andava, ho ballato con il cadavere di un muso giallo tra le braccia per una notte intera strafatto d’oppio. Ho visto un ragazzo della Georgia tenersi in vita reggendosi l’intestino con le mani. Di’ a Marty, Dithers o chiunque altro della tua squadra che se li avessi per le mani ora li metterei a novanta gradi e gli romperei “qualcosa”. Ora, figliolo, lascia che ti dia un consiglio. Ho l’impressione che laggiù siate tutti troppo tesi e concentrati sulle cose sbagliate. Dammi retta, la prossima volta che ti ritrovi appostato in una buca assieme a Dithers, fatti fare un bel pompino. Non mi stancherò mai di ripetertelo, e sono sicuro che se darai ascolto al tuo vecchio non te ne pentirai. Chi saprebbe fare un pompino meglio di un uomo? Questo è il mio unico rimpianto. Quando torno con la mente al Vietnam, e ripenso alle tante serate trascorse da solo, sento in bocca l’amaro dell’occasione sfumata. Del cupo rimpianto.

Come sempre,

Papà

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