Come un diario #2

Prima c’è il sogno: mi trovo da solo

in una stanza e sparo con una pistola

contro una nuda parete bianca.

Giungono voci non note, ovattate,

come se parlassero attraverso un feltro.

Liane crescono come vene nella carne.

La parete perde l’immacolata purezza.

Fori generano architetture mistiche.

Dopo c’è la veglia: il battito del cuore

impazzito, un viaggio che dall’interno

s’inoltra follemente verso l’aereo spazio,

un corpo fuori controllo, che attende l’esplosione.

C’è un legame tra l’onirico ed il reale?

C’è un legame tra lo sparo e l’organo che pompa?

r.a.