Olivier Adam, Peso leggero (minimum fax, 2008): un assaggio

tratto da Peso leggero

di Olivier Adam

Stamattina sono andato a correre come quasi ogni mattina. Al mio risveglio c’era della gente ammassata sotto la tettoia,li ho guardati, si accalcavano sotto la pensilina color prugna e i treni della RER stridevano più del solito mi pare. Sono uscito di casa dopo la pioggia e i marciapiedi erano lucidi, il cemento delle banchine più scuro. Mi sono diretto verso il parco, dal Pont du 11-Novembre si vedeva il cielo antracite e sotto la Senna, viscida e melmosa. Più giù lungo il fiume, quell’altra città dove avevo vissuto per un periodo, dove ci eravamo trasferiti con mio padre mio fratello e mia sorella, io avevo appena compiuto diciassette anni e mamma era morta. C’era un orto, uno spiazzo di cemento bianco dove parcheggiavamo la macchina, e mio padre aveva fissato al muro della casa l’anello rosso di un canestro. Oggi il villino è disabitato, il cartello in vendita appeso alla rete metallica arrugginita, il giardino invaso dall’erba alta, i papaveri, le ortiche. Mio padre non avrebbe tollerato di vederlo così.

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