Feridun Zaimoglu, German amok (Isbn, 2008)

La cultura che rima con la pornografia

di Rossano Astremo

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Corre all’impazzata la prosa di Feridun Zaimoglu, da poco nelle librerie italiane con il romanzo “German amok”, edito da Isbn. Il libro ha come protagonista un artista di origini turche che, in una Berlino paranoica e cinica, diventa lo schiavetto erotico di una performer dal nome alquanto improbabile: ArtiFica: “Si volta e aspetta che le strappi di dosso la gonna, che le risucchi il tanga dallo spartichiappe e la mordicchi, che la faccia impazzire con la lingua. La cosa mi eccita. La vista da tergo delle tardone non incute terrore come la veduta frontale, posso sempre chiudere gli occhi e sperare che non si volti a sbirciare. Odio l’idea che il maschio copulando disdegni lo spettacolo”. Tutto il mondo che ruota attorno all’artista pullula di arte, di sperimentazioni, di video ed installazioni, di performance ed azioni teatrali, tutta la gente che popola le pagine del romanzo agisce creativamente ma è invasa dalla fissa del sesso, in un diorama di combinazioni possibili totalizzante in cui cultura fa rima con pornografia.

È ironico Zaimoglu, ma, nel contempo, dipinge uno scenario contemporaneo anaffettivo, in cui i sentimenti lasciano spazio ad amplessi reiterati, consumati velocemente, con uno scambio di partner continuo ed affannoso: “Clarissa capisce che mi tira e si spoglia, mi eccita il singhiozzo che le scuote le membra e la fa sussultare. Non riesce a concentrarsi sulla posizione, i suoi vani tentativi sono commoventi. Si mette in ginocchio, dopodiché raddrizza la schiena. Con la sua puttanaggine esausta, Clarissa mi fa passare la poesia. Senza rivestirsi si sdraia sul materasso e nel giro di poco si addormenta. Mi spoglio completamente e mi stringo alla sua schiena ossuta, non voglio abusare di lei, la cappella del mio pene moscio scompare tra le sue chiappe. Ha i capelli che sanno di polvere, non voglio più respirare”.

Una storia non del tutto originale per una lettura comunque piacevole e dannata.