Edoardo Nesi, Per sempre: un estratto

da Per sempre

di Edoardo Nesi

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Allora sono seduta sul cornicione del palazzo, è il tramonto e sotto il palazzo ci sono miliardi di persone in silenzio. Seduto accanto a me c’è Gesù, con la sua tunica bianca, i capelli lunghi, la barba. È bello, magro, pulito. Sarà alto come me, forse meno. Profuma di lavanda, ma non quella dei saponi, proprio quella della pianta. Dei cespugli di lavanda. Non dice nulla, non mi guarda. Lo sento respirare piano. Stiamo lì, insieme, accanto, zitti. Se voglio, lo posso toccare. Lo tocco? Sì. È una spalla normale, un po’ ossuta. Lui continua a guardare avanti e non succede nulla. C’è un silenzio incredibile. Mi metto a spenzolare le gambe nel vuoto.
Un vecchio prete mi urla qualcosa con un megafono, davanti all’entrata del mio palazzo, otto piani più giù. Intorno a lui c’è la moltitudine, il mondo, i vivi e i morti. Non sento nulla di quello che dice, non sento un solo suono. Da un camion dei pompieri parte la scala più lunga che abbia mai visto, dritta verso di me, e sale e sale e sale nel silenzio, spinta da quei tubi di metallo lucidissimi. Quando penso che riesca ad arrivare fino a me, d’improvviso si ferma. Si è estesa al massimo, ma manca ancora una decina di metri per raggiungere il cornicione. Mi viene da ridere e dico a Gesù:
– Vedi che non ce la fanno a salvarmi? Faccio ciao con la mano al prete.
– La loro scala più lunga è troppo corta.

Un uomo con un giubbotto con le strisce fosforescenti comincia a salire sulla scala, seguito dal vecchio prete. Anche lui ha il giubbotto con le strisce fosforescenti ma da sotto gli spunta la tonaca nera. Al collo tiene appeso il megafono. In lontananza ci sono delle nuvole rosse che prendono metà del ciclo. Sembrano rotolare verso di me, e dentro queste nuvole ci sono lampi. E io sento solo le mie parole e il respiro di Gesù.
– Cioè, scusa Gesù, ma mi hai guardata bene? Io sono una ragazzina…
Gesù continua a respirare piano e a non guardarmi. Il vecchio prete non sale più. Si è fermato, ora, più o meno a un quarto della scala, e un pompiere lo sorregge.
– E le ragazzine devono fare cose da ragazzine, no? Quindi scordatela, questa cosa…
Il prete ricomincia la salita, ma dopo pochi scalini incespica, e gli cade di mano il megafono.
– Cioè, cerca di capire… Non è che voglio fare la dura, è che non posso… Non sono adatta. Dai, prendi qualcun’altra, o qualcun altro… Magari qualcuno si divertirebbe anche…
Il prete non è arrivato nemmeno a metà scala. Mi guarda, allunga una mano, ma è lontanissimo. Si sente male, poveraccio. Magari ci muore, sulla scala. Le nuvole rosse ora sono più vicine. Un lampo ci esplode dentro e illumina tutto di rosso.