John Ashbery, Un mondo che non può essere migliore (Luca Sossella Editore, 2008): introduzione di Joseph Harrison

“Come i chilometri sotto le suole del pellegrino”: la fortuna poetica di John Ashbery

di Joseph Harrison

Quando ho cominciato a studiare poesia a Yale verso la fine degli anni Settanta, il primo nome di poeta che chiunque avrebbe nominato era John Ashbery. Era l’uomo del momento, il poeta del quale bisognava aver letto i lavori piú recenti se davvero si voleva conoscere lo stato dell’arte ed essere à la page. Quando qualche anno fa ebbi l’occasione di tornare a Yale, dopo un quarto di secolo, il poeta di cui piú parlavano i giovani lettori, il cui ultimo libro era un passaggio obbligatorio, il cui lavoro sembrava essere al centro del momento culturale, era ancora John Ashbery.

Ciò è impressionante, quasi una sfida contro le leggi naturali, tanto piú perché Ashbery non solo si è mantenuto sulla cresta dell’onda, ma in realtà è rimasto all’avanguardia. È nella natura dell’avanguardia l’essere un fenomeno transitorio: non è concepibile rimanere all’avanguardia per tutta una carriera che copre, a oggi, oltre mezzo secolo. Eppure Ashbery c’è riuscito. Uno sguardo agli altri importanti poeti sperimentali della sua ricchissima generazione – Allen Ginsberg, Frank O’Hara, Robert Creeley, A.R. Ammons sono alcuni tra i molti – ci svela quanto ciò sia raro. Perché tutti questi poeti hanno avuto un momento in cui sono sembrati essere sul proverbiale cutting edge.

Ma quel momento è passato, a volte perché le energie poetiche sono svanite, altre perché le loro opere sono sembrate vieppiú meno fresche man mano che diventavano piú familiari, o piú semplicemente perché – nonostante si mantenesse a livelli d’eccellenza – la loro arte, com’è giusto, doveva “andare avanti”. Ma Ashbery, Proteo, con un’inesauribile capacità di auto-reinventarsi, continua a essere sulla cresta dell’onda, deliziando alcuni lettori, sconcertandone altri, comunque rimanendo contemporaneo, provocatorio, controverso, una forza impossibile da ignorare.

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