una poesia di Peter Waterhouse

Doni

di Peter Waterhouse

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Quando esco per strada

ho un bel niente con me: niente di dita

e niente d’occhio, e l’occhio subito messo a dimora

alberato e addobbato avviato e addolcito.

Occhio non guarda, viene addolcito,

alberato, alimentato, bocca impietrata.

Orecchio rumoreggiato, mano scaldata,

il corpo ammalato, io sollevato,

incrocio con braccia e gambe, intorno Vienna mi guarda,

mi conta tra le persone, mi osserva il pullover,

mi compra le scarpe, pronuncia parole mie,

traduce molto in tedesco, scrive lettere mie,

mette nei piatti e in tavola susine mele pesce,

mi trascina in capannoni, mi regala soldi

lei che per lei sono niente. Passato? Ma qui

le pietre sono trapassate. Passate, passate

e prendi. Morti. E prendi, ti rivolgono il loro

silenzio. Danno forza al

tuo niente. Ti rendono morto e fantastico.

Sognano, sognano

vigne sui colli, strade di montagna e bosco.

Danubio donato, servito in nessun bicchiere.

Qui ognuno panifica, pialla, cuoce o calcia

e mi apre conti e conti in banca.

Qui copioso scorre molto o niente denaro.

Vedo Natale tre volte l’anno.

La mia testa è un elicottero e

le orecchie mi si avvitano. Che ci fai qui a Vienna?

Faccio rumore in volo.