Langiu-Portaluri, Di fabbrica si muore (Manni, 2008)

Il male che viene dall’industria

di Rossano Astremo

È il 1994 quando Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia, scopre di avere un tumore ai polmoni. Insieme al medico Maurizio Portaluri, avvia un’indagine anche tra i suoi colleghi denunciando la fabbrica per l’incidente che nel 1976, qualche mese dopo il disastro di Seveso, provocò la fuoriuscita di decine di tonnellate di arsenico. È da poco nelle librerie Di fabbrica si muore (Manni), testo che ricostruisce la vicenda, trascritta dal medico Portaluri. Il libro, inoltre, contiene la pièce teatrale “Anagrafe Lovecchio”, scritta ed interpretata dall’attore tarantino Alessandro Langiu, che abbiamo intervistato.
Langiu, dopo molti spettacoli che hanno avuto come protagonista assoluta la città di Taranto, hai deciso di scrivere un testo teatrale sulla triste vicenda di Nicola Lovecchio. Come è nata l’idea che poi ha portato alla scrittura e alla messa in scena di Anagrafe Lovecchio?

Dell’Enichem di Manfredonia avevo sentito parlare, come del petrolchimico di Brindisi. Ma non conoscevo da vicino Manfredonia. Nell’estate del 2006 ero ospite del festival di Monte Sant’Angelo con Otto Mesi In Residence, lo spettacolo sulla palazzina Laf dell’Ilva di Taranto.
Proprio salendo sul monte mi hanno colpito lo squarcio sul golfo di Manfredonia e l’area industriale. Ho iniziato a porre domande impertinenti al direttore del Festival, Franco Salcuni, ma soprattutto alle persone del luogo. La storia di Lovecchio è molto conosciuta localmente, ma vista con relativa distanza. Questo è un aspetto molto importante che accomuna le aree delle grandi industrie. Conoscere le grandi contraddizioni e conviverci con un velato sentimento d’impotenza.
Quindi per me è stato un proseguire su dei binari che conosco bene, con delle fermate in delle nuove stazioni. Il resto è accaduto da sé. L’incontro con la signora Anna Maria Lovecchio, l’oncologo Maurizio Portaluri, ed ancora gli ex operai, i sindacati…
E quindi il testo Anagrafe Lovecchio.
Quale credi sia il messaggio che Nicola Lovecchio ha lasciato, dopo la sua scomparsa?
Il messaggio di Nicola è dei più disarmanti che ci possa essere. Sciolto da qualsiasi legame politico, l’ex capoturno scopre di essere stato preso in giro dalla “sua” Fabbrica. E dicendo sua , intendiamo una parte rilevante della storia industriale post-bellica italiana. Nicola Lovecchio, chiede la verità e la conseguente giustizia. Per sé, come malato, per i figli, per i futuri addetti, per i cittadini delle città di Fabbrica. È la lezione di civiltà, e di dignità. Nicola , è malato di cancro quando inizia la sua ricerca e proprio durante una visita di controllo incontra Maurizio Portaluri, giovane oncologo all’ospedale di san Giovanni Rotondo.
Perché la scelta di pubblicare il testo dello spettacolo assieme alla testimonianza del dottor Portaluri?
L’idea è stata dell’editore Piero Manni. Per me una proposta lusinghiera, irrinunciabile. Il dottor Portaluri e Nicola Lovecchio hanno scritto insieme una pagina di storia italiana. Una dura denuncia del fare industria all’italiana, il cui mal costume è proprio impartito da chi ci dovrebbe difendere,garantire, e realizzare il controllo, lo Stato.
E poi come si sa, in un testo teatrale non si riesce ad esaurire tutti gli argomenti, che apre.
La parte del libro di Maurizio Portaluri fa venire i brividi. Ha riportato i dialoghi delle conversazioni fatte con Nicola. Quasi un diario, attraverso il quale si può leggere la grande deontologia di un Medico, ed il desiderio di giustizia di un ex dipendente Enichem, Nicola Lovecchio.
Un’ultima domanda. Quali sono i tuoi prossimi progetti lavorativi?
Sto chiudendo un nuovo testo, Angolo Somma Zero. L’analisi sullo stato delle cose inerente le malattie, i processi, le vite interrotte, in giro per l’Italia. Debutteremo a fine luglio insieme a Peppe Voltarelli (ex Parto delle Nuvole Pesanti) che sta realizzando canti e musiche.
E poi c’è l’altro progetto Crack Epoque, sui dissesti finanziari e la gestione privata della cosa pubblica che aspetta solo un debutto. Mezz’ora era stata realizzata lo scorso 15 marzo a Bari per la giornata nazionale delle vittime della Mafia di Libera. Aspettiamo che qualcuno abbia il coraggio di ospitarlo.

Articolo apparso ieri sul Nuovo Quotidiano di Puglia



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