Julia Glass, Tre volte giugno (Nutrimenti, 2007)

Amore e morte secondo Julia Glass

di Rossano Astremo

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In un periodo in cui la lettura di gran parte delle novità editoriali mi annoia e mi intristisce, e, nello stravolgimento di proporzioni bibliche che la mia vita sta assumendo (che ha mutato anche le mie abitudini di lettore), l’unica ancora di salvezza è pescare tra i classici (in questi giorni sto rileggendo “I demoni”). Vi segnalo, però, un gran bel romanzo, “Tre volte giugno”, scritto da Julia Glass e pubblicato un po’ di mesi fa da Nutrimenti.

Potrei sintetizzare il tutto dicendo che “Tre volte giugno” parla di amore e morte. Come tutti i grandi romanzi, direte voi. Sì, probabilmente sì. Però c’è un elemento di forza del libro che, a mio parere, è rappresentato dalla sua “impalcatura”. I protagonisti del romanzo sono Paul, Fenno e Fern, a ciascuno dei quali è dedicato una delle tre sezione del libro, ambientate rispettivamente nel 1989, 1995 e 1999. Le storie dei tre protagonisti s’intrecciano tra di loro, nel corso delle pagine, pur mantenendo, all’interno di ciascuna sezione, una loro totale autonomia d’intreccio ed emozioni. Paul è un anziano signore scozzese che s’innamora di Fern, giovane pittrice americana. Paul è padre di tre figli. Il figlio maggiore è Fenno, omosessuale, partito per New York, dove ha aperto una libreria specializzata in ornitologia. Tutti e tre i protagonisti, in archi temporali differenti, ed è questo l’elemento che li accomuna, perdono la persona amata e questo lutto determinerà un mutamento totale delle loro esistenze. La moglie di Paul morirà a causa di un cancro, Mal, il compagno di Fenno, verrà annientato dall’Aids, e il marito di Fern verrà ritrovato morto nel giardino di casa. All’interno di questo trittico di storie, c’è un personaggio che più degli altri emerge ed è Fenno, la cui storia, che occupa la sezione centrale del libro, è narrata in prima persona, a differenza delle due storie laterali, narrate in terza persona.

È lui il motore della narrazione, la forza centripeta che tutto unisce. Forse sono io che sto invecchiando, ma queste storie che non dimenticano che il romanzo è genere molosso per eccellenza e come tale ribaltabile e plasmabile a piacimento, queste storie scritte con una lingua mai scontata, fortemente ricercata, queste storie cariche di stati emotivi totali continuano ad affascinarmi.