Due antologie targate Manni

Giada e Marta, un improvviso colpo di fulmine

C’è una considerazione condivisibile che fa lo scrittore Matteo B. Bianchi nell’introduzione a “Quello che c’è tra di noi”, l’antologia pubblicata di recente da Manni, curata da Sergio Rotino, che riunisce venti racconti aventi come tema storie d’amore omosessuale: “Ho sempre considerato le antologie l’equivalente letterario della lotteria. Molte voci, molte interpretazioni: alcune ci convincono, alcune ci deludono, alcune arrivano anche ad infastidirci, alcune ci sembrano splendide e illuminanti. Non sai mai cosa ti riserva il prossimo racconto”.
Quello che c’è tra di noi, pubblicato a due anni di distanza da un’altra operazione simile compiuta da Manni con il volume Gay everyday”, che si distingue dal presente per il maggior spessore “politico” dei contenuti, non è esente dal giudizio di Bianchi sul senso di operazioni editoriali quali quelle delle antologie. Si parla di sentimenti, di rapporti d’amore tra individui dello stesso sesso, della difficoltà di viversi e di vivere simili relazioni in un paese così avaro sui diritti e sulle tutele degli omosessuali, si raccontano storie che hanno come protagonisti coppie di uomini e coppie di donne, scritte da narratori e narratrici omosessuali e narratori e narratrici eterosessuali, tutti diversi per stile e contenuto, alcuni, ovviamente, più apprezzabili, altri meno.
Citiamo quelli che più ci hanno positivamente colpito. In Il sospetto Elisabetta Liguori racconta con la solita guizzante prosa che la contraddistingue l’equivoco rapporto tra due donne, Rita e l’io narrante, conosciutesi sul posto di lavoro, la prima il capo dell’altra, con un matrimonio alle spalle fallito e con un atteggiamento fortemente premuroso nei confronti della sua dipendente. In Noumeno/Playback Giovanni Ragonesi mette in scena gli intrecci amorosi tra Sara, Matteo e Cristoph e lo fa attraverso l’utilizzo di una costruzione narrativa originale, tre monologhi che si alternano, tre voci che prendono corpo, ciascuna delle quali offre la sua versione dei fatti. Molto delicato è il racconto di Sara Durantini, Quanto basta per essere felici, colpo di fulmine tra Giada e Marta presto trasformatosi in amore ineludibile. Tra gli altri racconti presenti degni di nota sono quelli scritti da Luca Ricci, Flavia Piccinni, Teo Lorini e Valerio Bertolucci.
r.a.
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Il caleidoscopico Bob Dylan

Quando lo scorso anno uscì nelle sale cinematografiche I’m not there, il film di Todd Haynes che avrebbe dovuto ricostruire le tappe essenziali della biografia di Bob Dylan, tutti furono sorpresi dalla follia per immagini messa in atto dal regista. Todd Haynes nel film in questione osserva Dylan, lo ritrae da angolazioni diverse e in questo sembra quasi uno scultore o un fotografo al lavoro intorno ad un modello. Lo studia ma sa di non poterlo rappresentare, sa che ogni caratterizzazione che tentasse di essere realistica finirebbe irrimediabilmente per essere vuota e banale. E allora lo scompone nei corpi di sei attori, lo lascia incarnarsi nella musica che riempie quasi ogni scena, nel colore o nel bianco e nero della fotografia.
Perché questa lunga premessa? Perché, dopo aver letto, Dylan revisited. Racconti su Mr. Tambourine, antologia edita da Manni e curata da Gianluca Morozzi e Marco Rossari, mi è tornato in mente I’m not there e l’idea che è alla base del film: muoversi nell’universo di Dylan è annaspare in un oceano difficilmente contenibile perché vario e molosso. Ed altrettanto varia per temi, stili e scelte è Dylan revisited. Ci sono racconti visionari, come Fiammetta 115th dream di Fiammeta Scharf, legato alla canzone I can’t wait, o racconti ispirati a parole delle sue canzoni, come L’odore di due, rilettura di Love sick, di Marco Missiroli, racconti che ripercorrono aneddoti di vita reale, come Robert Zimmerman, pittore di Gabriele Dadati, o racconti che mettono in luce l’amore per le canzoni, i sogni degli anni Sessanta, come Baby boomers di Livio Romano. Sedici racconti in tutto che faranno la gioia dei cultori dell’autore di canzoni immarcescibili quali Blowin’ in the wind, Subterranean homesick blues e Like a rolling stone, ma che possono essere letti con piacere anche da chi non è un fan di Dylan e che, magari, partendo ed incuriosito da queste pagine, a lettura terminata, s’immergerà nel mondo dell’inimitabile menestrello del Minnesota.
r.a.
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Questi due pezzi sono apparsi recentemente sul “Nuovo Quotidiano di Puglia”