Jean-Claude Izzo, Il sole dei morenti (e/o): un estratto

da “Il sole dei morenti”

di Jean-Claude Izzo

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Quando Sophie gli confessò di “aver trovato un altro”, Rico capì immediatamente che si trattava di Alain. Non poteva essere altrimenti. Si era accorto benissimo che le ronzava attorno. Sia quando si vedevano a casa loro o di amici, sia durante le settimane bianche. Rico si divertiva perfino a cogliere lo sguardo d’Alain fissa sul culo di Sophie o che si attardava sulle sue gambe accavallate. “Sì, è bella, brutto stronzo, ma è tutta mia”. Solo sua. Ne era sicuro. Ma niente è sicuro. Avrebbe dovuto saperlo, lui che in macchina ascoltava tutte quelle canzoni alla radio! Se fosse stato un po’ meno sicuro di sé, o un po’ più geloso, forse si sarebbe reso conto che Sophie non era indifferente agli sguardi di Alain, al suo desiderio di lei. Si era preoccupato soltano una volta. Alain, che si vantava di essere un bravo fotografo, li aveva invitati tutti a vedere le diapositive della loro ultima settimana bianca. Quel genere di rito che Rico trovava particolarmente noioso e stupido. Eppure quel giorno non cedette alla sonnolenza fin dalle prime immagini. Anche se non sempre in primo piano, Sophie era in quasi tutte le foto. Arrivò l’ultima diapositiva. L’aveva fatta Sophie. Alain era seduto con il culo nella neve, a gambe divaricate. E tra le gambe gli si rizzava un sesso di neve e due coglioni belli tondi. Alain guardava sorridendo l’obiettivo, con la punta dela lingua leggermente fuori. Erano scoppiati tutti a ridere. Sophie più degli altri. “Ti piacerebbe succhiargli il cazzo?” le aveva domandato, una volta ritornati a casa. “Sei proprio volgare. Era solo uno scherzo”. “Volgare io? A me non sarebbe mai venuto in mente di fare una cosa del genere. E ancor meno di farmi fotografare dalla moglie di un amico”. “Sei un guastafeste. Vedi il male dappertutto”.