Olivier Adam, Peso leggero (minimum fax): recensione

Pugni in faccia

di Rossano Astremo

Olivier Adam è una delle grandi scoperte della minimum fax. Scrittore francese, classe ’74, Adam è stato definito da più parti il Carver francese, ma, si sa, le definizioni servono ai giornalisti per creare strilli altisonanti. Quanti sono stati definiti eredi di Carver negli ultimi vent’anni? Vi prego, che qualcuno più in forma di me stili una lista dettagliata dei figliocci di Carver. È che a me Adam commuove. Lo aveva fatto con i tre libri precedenti, e con “Scogliera” in particolare, anch’essi pubblicati da minimum fax, e lo ha fatto con il recente “Peso leggero”. Ho letto questo libro a metà luglio. Come spesso mi capita, dopo aver letto libri che catalizzano fortissimamente la mia attenzione di lettore, scagliandomi in uno stato di totale dedizione verso le pagine scritte sino alla loro conclusione, ho prestato il libro ad una mia cara amica. E se tutti i poeti che le ho consigliato hanno avuto su di lei una presa totale, la stessa cosa non può dirsi per i narratori. L’unica che ha scosso entrambi è stata A.M. Homes, per il resto è intollerante verso ogni mio consiglio. Fatto sta che lei ha letto il libro, che ho visto depositato nel suo bagno per circa un mese. E, dopo aver ripetuto più volte che non le è piaciuto per nulla, me lo ha riconsegnato qualche giorno fa. Avevo ripensato ad Adam durante le Olimpiadi. Avete presente i tre pugili italiani che a Pechino hanno vinto le medaglie? Picardi, Russo e Cammarelle? Bene, loro hanno dato l’idea al pubblico italiano di un pugilato che fa rima con riscatto sociale. Pensate a Picardi, uno scugnizzo di Casoria di 25 anni, con una moglie ed un figlio, che è arrivato al bronzo contro ogni pronostico, da tutta la squadra preso in giro per la sua bontà e la sua ignoranza, che davanti ai microfoni parlava un italiano maccaronico e balbuziente, ma che sul ring ha messo testa e cuore per raggiungere l’agognato obiettivo. Ecco, dimenticate tutto questo, perché Antoine, il protagonista del romanzo “Peso leggero”, nonostante gli allenamenti e i pugni scagliati contro i sacchi, le prende sempre di santa ragione. è un perdente. Non solo sul ring, ma anche nella vita. Antoine è un becchino con un passato ed un presente di profondo dolore. Cerca di risollevarsi credendo nell’amore, ma anche questo tentativo si rivelerà fallimentare. E il ring, come già detto, diviene metafora dello schifo che attorno gli aleggia. L’unica ancora di salvezza l’alcool. La lettura di queste pagine mi ha dato lo stesso senso di smarrimento di “Il sole dei morenti” di Izzo. Antoine e Rico personaggi dal gran cuore ma perdenti, sconfitti, irrimediabilmente. Non so, è che forse mi commuovo facilmente in questi ultimi mesi, ma, cazzo, Olivier Adam continuerò a consigliarlo.