William Burroughs nelle librerie

(Segnalo due nuove ripubblicazioni del maestro. Tornerò a breve a riparlarne)

William Burroughs

Nova Express (Adelphi, 2008)

La “Nebulosa del Granchio” – osservata dagli astronomi cinesi nel 1054 – è il prodotto di una supernova o di una stella sull’orlo dell’esplosione. Distante dalla Terra tremila anni luce, ha cominciato a invaderla per sottoporla a un controllo totale, biologico e psicologico – e ora sta per procedere all’attacco finale, scatenato dalle Bande Nova. Ma un’alleanza composta dalla Polizia Nova e dai Resistenti di Hassan-I-Sabbah (il Vecchio della Montagna) non è disposta ad arrendersi. È dunque la minaccia di uno schianto apocalittico a innervare il terzo pannello (dopo “Pasto nudo” e “La macchina morbida”) della tetralogia di Burroughs – e mai come in “Nova Express” egli è riuscito a dare concretezza profetica alla sua “visione” e al suo ardito sperimentalismo. Certe scene sembrano già contenere tutto il cyberpunk e l’immaginario che alimenta Matrix, e l’idea del Linguaggio come onninvasivo strumento di plagio e anestesia sembra preludere a ogni successiva teoria del Complotto e del Controllo. L’unico, paradossale riscatto, in questo universo chiuso e manicomiale, è il linguaggio sabotatore di Burroughs: una frantumazione di suoni e di luci (esaltata dalla consueta tecnica del cut-up) che oscilla tra naturale e artificiale, biologico e tecnologico, ed è capace di amplificare vertiginosamente le possibilità metamorfiche e inventive della parola.

William Burroughs

Strade morte (Elliot, 2008)

“Qualche volta i sentieri durano più delle strade”: così aveva sentenziato William Burroughs ne “Le città della notte rossa”, primo capitolo di una “trilogia della tarda maturità” di cui fanno parte anche “Strade morte” e “Terre occidentali”. Una classica sparatoria in stile Vecchia Frontiera ci catapulta indietro nei decenni alle soglie del Novecento, testimoni attoniti delle stralunate avventure di Kim Carsons – pistolero sui generis che legge Rimbaud – e dei suoi sodali impegnati a salvare la libertà della galassia. Tra eroi decadenti e vagabondaggi nel tempo, questo libro si svela come un rosario senza scampo in cui le vicende dell’umanità si ripropongono sempre e in ogni epoca: cicliche, indecifrabili e lanciate a folle velocità verso un destino beffardo finché “il cielo si oscura e si spegne”.