non dire poesia

E resta la sola ombra sbiadita, intangibile,

ancora più liquida nello sbattere delle ciglia,

lo sgasato mormorio di una voce,

fragile nell’intimo, tonante nell’attimo,

resta la parte di me che sibila frecce

e riceve fruste, mai capendo, rifiutando,

la paralisi dei sogni, lo stantuffo di un’eco

non doma, invasiva, che riproduce ossimori,

resta la gioia verticale spaccata in covo,

il contorno di corpo da cui slegarsi,

laccio seviziante di pulsioni crepate.

r.a.

07/09/2008