Peter Fruit, Su e giù con Amy Winehouse (Kowalski, 2008): incipit

da Su e giù con Amy Winehouse

di Peter Fruit

Sotto la fusoliera le nuvole si diradano e appare un tra­monto che lassù non potevamo vedere. Eravamo troppo alti sulle ali d’alluminio sopra le piste di Heathrow.
Sto tornando a Londra, dopo trent’anni.
Quando sono arrivato con i Ramones, la prima volta, sembravamo dei profughi senza speranza, e invece sta­vamo inventando un mondo.

Adesso è tutto più chiaro. I Ramones se ne sono anda­ti e miti moderni non ce ne sono. Esistono le rock’n’roll star, e ho accettato l’incarico di scoprire una nuova stel­la, anche se non so ancora a chi può servire. Chi mi ha ingaggiato ha riconosciuto soltanto la mia esperienza, l’arte di sopravvivere con i pazzi e le rock’n’roll band. Gli serviva qualcuno per capire e spiegare, ma soprattutto uno che reggesse il ritmo.
Sono qui più per la necessità di una nazione, che per un mio bisogno. È la voglia di avere una donna: madre, moglie, sorella, figlia, su cui proiettare tutte le tensioni, le emozioni, le frustrazioni. Una che faccia quello che non sanno fare gli uomini. Attirare l’attenzione. Decidere. Fare la rivoluzione. Cambiare. Vivere.
Il Regno Unito è maschio, forse è per quello che ha sempre cercato una donna che gli fosse superiore, lo guidasse, lo por­tasse nelle spirali dei sogni e degli incubi, e che poi lo facesse planare con dolcezza nella realtà: la parte più dif­ficile.
Le mie riflessioni non vanno oltre l’oblò del jumbo e hanno la stessa densità del traffico sull’autostrada, tutto attoreigliato all’aeroporto. Guardo un appunto della mia faccia nel vetro di plastica, e ci proietto il secolo scorso, il Regno Unito, maschio, e le tre donne, tre esseri supe­riori che hanno comandato, diretto, deciso, pensato anche per tutti gli uomini. La Regina, Margaret Thatcher, Lady Diana.
Forse è soltanto una visione nel mattino che si sta sve­gliando, l’aereo che ondeggia sbattendo le ali nell’aria, le nuvole che si sfilacciano a nord e la terra che mi viene incontro. Chiudo gli occhi per vedere meglio. Tre donne per un regno. Tre donne per mangiarsi un secolo. La Regina, l’unica certezza della nazione. Lì, al centro del­l’attenzione, legata alla sua corte, dentro il Palazzo, nei riti e nelle convenzioni che sanno di naftalina, la caccia alla volpe e il cambio della guardia. Una Regina giusta e un Re in un angolo: una monarchia meglio di ogni democrazia. Dio salvi la Regina, il Regno s’arrangerà, come sempre.