I giornali italiani sulla morte di David Foster Wallace

“Io credo che Infinite Jest sia il più grande romanzo che sia stato scritto nel dopoguerra. Il più bello, il più potente, il più profondo, il più realisticamente magico”.

Sandro Veronesi su L’Unità del 15/09

Non l’ha mai saputo, D.F.W., e ormai non lo saprà mai, ma una piccola casa editrice, la nostra, la Fandango Libri, è nata per pubblicare un suo lavoro, il monumentale Infinite Jest”.

Domenico Procacci su L’Unità del 15/09

“Eravamo i primi folli editori al mondo a voler pubblicare un suo libro al di fuori dell’America e infatti ne comprammo i diritti per cinquecentomila lire. Da allora il reportage alla Wallace è diventato un genere letterario”

Marco Cassini su L’Unità del 15/09

“A coloro a cui ho finora taciuto di Infinite Jest, del racconto del mondo desiderio-merce-pubblicità interrotto dal film droga, Infinite Jest appunto, dico che è insieme arduo e bellissimo scalare la montagna di pagine e di note…”

Michele De Mieri su L’Unità del 15/09

“La peggiore nemica di Wallace era l’ironia venduta al sistema, l’ironia privata della sua forza rivoluzionaria e ridotta a cinismo; il suo ideale era quello di una letteratura che avesse dalla sua l’originalità dell’espressione e il vigore del pensiero critico”.

Martina Testa da Il Giornale del 15/09

“Negli ultimi tempi, e negli ultimi saggi che ha scritto, sembrava alla ricerca di ideali di perfezione che lo potessero riconciliare con il fatto stesso di esistere e di dover affrontare la quotidianità”.

Antonio Monda da la Repubblica del 15/09

“Io vorrei solo dire che è stato uno scrittore inarrivabile e assoluto, e riportare il suo corpo al suo vero corpo, quello incarnato dalla letteratura, l’unico su cui posso dire qualcosa, e precisare che se David c’entra qualcosa con il “postmoderno” è solo per dimostrare il contrario, per rendere evidente l’inconsistenza dei cliché critici duri a morire anche quando nascono già morti.”

Massimiliano Parente da Libero del 16/09

“David Foster Wallace era un intellettuale coltissimo, una mente prodigiosa dove sedimentavano una enorme quantità di lessici, informazioni, citazioni. Ma non gli sfuggivano le supreme risorse dell’oralità: modi di dire, accenti locali, livelli sociali e indizi di gravi nevrosi…”

Emanuele Trevi da Il Manifesto del 16/09

“All’apparenza, neppure lui aveva un buon motivo per ammazzarsi. Era considerato un genio della letteratura, insegnava in un’università californiana e, a quanto dicono, aveva una moglie bella e adorabile che lui chiamava con nome e cognome, per esteso”.

Tommaso Pincio da Il Manifesto del 16/09

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