una mia poesia

Tra queste mura assisto all’incaglio

dell’ossigeno e delle sue venature.

È così silente il volgere delle giornate

che il tempo appare fibra inessenziale.

C’è una finestra dotata di macchie

da cui, sporgendosi, s’avvampa il mondo:

strade, corpi, fiori, cagne ed odori.

C’è una finestra chiusa, direi sbarrata,

è la soglia tra immaginazione e realtà,

è l’inesatto replicarsi del viso riflesso,

è l’opaco meccanismo del pensiero iterato.

C’è una finestra che fisso da minuti dilatati,

oltre: l’incontro dello squarcio delle maree

che mi cullano dal basso verso l’alto,

l’ipnotico frugare della luna in terra,

la parte di me che sfugge all’interno puro,

il buco della serratura appeso all’inconscio.

r.a.

24/09/2008