Gioia Perrone, Il ritorno dell’Ofisauro (Icaro, 2008)

Quando il libro, rovinato in tipografia, diventa protagonista

di Rossano Astremo

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È accaduto che per un errore tipografico 300 copie di “Il ritorno dell’Ofisauro” (I libri di Icaro), l’opera prima della poetessa salentina Gioia Perrone, sono venute fuori tutte spaginate. Questo, in sostanza, vuol dire che il libro è di difficile lettura. Immaginate ora la delusione di una giovanissima scrittrice che aspetta con ansia e speranze la pubblicazione del suo primo libro. Immaginatela nell’atto successivo all’apertura di quelle pagine all’interno delle quali sono custoditi anni di riflessioni e costruzioni di versi. Gioia Perrone, però, da anni nota agli addetti ai lavori per le sue letture in molti reading pugliesi, ha trasformato la presente sventura in nuovo atto creativo. Grazie all’attività organizzativa del Presidio del Libro di Lecce “Germinazioni”, sabato 27 settembre, in occasione della Festa dei Lettori, chiunque potrà prendere una delle 300 copie sottratte al macero e provare a leggerlo a modo proprio, “con interventi fisici o teorici, materici o vocali, ludici o concettuali, artigianali o teatrali sul libro”.

“Un modo – dicono gli organizzatori dell’iniziativa – per attivare una riflessione collettiva su quello che sta diventando la promozione della lettura in questo tempo in cui c’è un assoluto incremento delle proposte letterarie da parte di sempre nuovi autori, di sempre nuovo case editrici e, conseguentemente, di presentazioni di libri, incontri con l’autore, proposte di lettura, manifestazioni che tendono ad istituzionalizzarsi e che hanno al loro centro sempre e solo i libri, a prescindere dai contenuti e dalla qualità”. Per tutte le informazioni sull’evento visitate il blog germinazioni.blogspot.com.

Per inciso, io posseggo una delle 300 copie incriminate. Aspettando la versione corretta del testo, poche parole per soffermarsi su una delle voci più originali della poesia pugliese. “Il ritorno dell’Ofisauro” è una ventata di aria fresca in un panorama, quello poetico, a volte coperto d’imbarazzanti polveri. È ironica la Perrone, a volte infantile, a volte donna, dolente quando ci vuole, scanzonata e mai banale.

La sua poesia è un vortice d’immaginazione pura.

(Articolo apparso sul “Nuovo Quotidiano di Puglia”)