una mia poesia

Io, nato prima persona singolare,

da padre operaio e madre operaia,

santifico la mia vita e ne incendio i contorni.

Io, nato nel covo di una terra irredenta,

brucio l’asincrono ritmo del mio cuore

nell’attesa che si faccia carne l’oblio.

Io, nato nel mese che delle spine di rose si nutre,

fuggo dalla prole e dalla prole son reso schiavo.

Io, nato e morto, nato e morto, nato e morto,

un loop di picchi ed ecchimosi indomabili,

ho tutto quello che voglio in questa stanza.

Io, nato in un giorno divisibile per due e per tre,

attendo che la pioggia scenda con il sole

e che una luce d’ombra s’adagi nel gelo.

r.a.

01/10/2008