Fred Vargas, Un po’ più in là sulla destra (Einaudi, 2008): incipit

incipit di Un po’ più in là sulla destra

di Fred Vargas

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– E che cavolo combini da queste parti ?
Alla vecchia Marthe piaceva fare quattro chiacchiere. Quella sera non aveva avuto soddisfazione e si era accanita sulle parole crociate, al bancone, con il proprietario. Il proprietario era un buon diavolo, ma irritante quando faceva le parole crociate. Dava risposte assurde, non rispettava la definizione, non teneva conto delle caselle. Eppure avrebbe potuto rendersi utile, era un asso in geografia, stranamente, perché non aveva mai messo piede fuori da Parigi, come Marthe del resto. Scorre in Russia, due lettere, verticale; il proprietario aveva proposto «lenissei».
Comunque, era meglio che non parlare per niente.
Louis Kehlweiler era entrato nel bar verso le undici. Erano due mesi che Marthe non lo vedeva e, in realtà, aveva sentito la sua mancanza. Kehlweiler aveva infilato una moneta nel flipper e Marthe osservava i percorsi della grossa biglia. Quel gioco demenziale, con uno spazio fatto apposta perché uno perdesse la biglia, con un piano inclinato da risalire a costo di incessanti sforzi, in cui, appena arrivato in cima, ridiscendevi a precipizio per perderti nello spazio fatto apposta, l’aveva sempre contrariata. Le sembrava che in fondo quella macchina impartisse senza tregua delle lezioni di morale, una morale austera, ingiusta e deprimente. E se, legittimamente seccato, le rifilavi un pugno, andava in tilt e venivi punito. E oltretutto bisognava pagare. Avevano tentato di spiegarle che era per divertirsi; niente da fare, le ricordava il catechismo.
– Eh? Che cavolo combini da queste parti?
– Sono passato a dare un’occhiata, – disse Louis. – Vincent ha notato qualcosa.
– Qualcosa che vale la pena ?
Louis si interruppe, c’era un’emergenza, la biglia del flipper correva dritta verso il nulla. La riacciuffò con una levetta e quella ripartì a crepitare verso l’alto, senza convinzione.
– Gioco fiacco, – disse Marthe.
– Lo so, ma tu non la smetti di parlare.

– Per forza. Quando ti dai al catechismo, non senti quello che ti dicono. Non mi hai risposto. Vale la pena?
– Forse. E da vedere.
– Che tipo di roba è ? Politica, interessi, non si sa ?
– Non berciare a quel modo, Marthe. Un giorno avrai delle grane. Diciamo, uno dell’ultradestra dove non ci si aspetterebbe di trovarlo. Sono curioso.
– Autentico ?
– Sì, Marthe. Autentico, denominazione nazionale controllata, imbottigliato dal produttore. Da verificare, certo.
– E dov’è? A che panchina?
-Alla 102.

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