una poesia di Franco Arminio

da Affreschi sul palmo della mano

di Franco Arminio

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Ti chiamavo da una terra lontana,
era una telefonata da niente
e invece mi sono lentamente
sgretolato sotto le tue sillabe
e l’isola in cui ero rinchiuso si è dissolta
sotto le onde della voce,
adesso non posso scrivere, adesso aspetto
che mi chiami: ho la punta del cuore
che mi trema come una lama,
la punta delle mani senza sangue,
chiamami, sfiorami sul ventre nudo,
ho buttato i pantaloni per terra
come si butta per terra un giornale,
resterò nudo fino a quando
non vieni a baciarmi con la tua voce,
resto qui, ti aspetto,
voglio che mi vedi così, inerme,
scomposto, voglio che mi lecchi
la punta del cuore, voglio sentirti
con la mano che gira sul ventre,
prendi la mano
che non ha mai toccato nulla
prendila senza sapere se è la mia o la tua
vieni a prendermi senza indugi
vieni a prenderti, sei qui
tra le mie braccia.

(2006)