una poesia, mia

Ci si nutre con poco, un’insalata,

del vino rosso, lo scontro delle labbra,

l’incavo del collo su cui adagiarsi:

l’aderenza sottile di due corpi.

Ci si nutre per non divenire polvere,

eppure verso di essa tendiamo,

nei minuti, nelle ore, nei giorni

che scavalcano l’illusione del marmo

non eroso – intatto – della vita fatta a sbreghi,

dei tagli in cui sprofonda l’infetto verme

della retta via da seguire per non elidersi,

verso di essa tendiamo e ad essa ci consacreremo.

Ci si nutre nell’abbaglio del tutto a portata di mano,

ma la vita ci disossa e siamo noi

a dover aggiungere polpa alla polpa

o si resta partitura disarmonica di scheletro,

garbuglio di note fuori dal coro,

madido schermo da subodorare

per poi leccare con lingua capillare.

r.a.