Giuseppe Genna, Italia De Profundis (minimum fax, 2008): da lunedì nelle librerie: un estratto

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Da Italia De Profundis

di Giuseppe Genna

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Ero un ragazzino magro dall’intelligenza mobile, che non percepiva
l’usufrutto di quella difesa letale anzitutto per chi la utilizza e che
ignorava che l’usufrutto non è eterno. Portavo pantaloni jeans
elastici, ridicoli. Indossavo camicie col colletto alla cinese. Mi
vestivo con skipper e cappellino da marinaio di Kronstadt, avvolgevo il
collo da anoressico o ipertiroideo con un saffy che marchiava la mia
appartenenza a chissà quale sinistra.
Ero polvere alla polvere, il muretto del cortile contro cui bambino facevo rimbalzare la palla veniva creduto Grande Muraglia.
Foravo il tempo con lo sguardo, incapace di capovolgersi in quel
preciso momento. Riuscivo a intuirmi dopo vent’anni di una vita che non
sapevo come si sarebbe effettivamente configurata, ma non tentavo
minimamente di osservarmi in quel qui e in quell’ora. La renitenza
dell’idiota, che avevo incluso nella fenomenologia che mi inchiodava
adesso, era la medesima di quello sparuto e magrissimo anticipatore del
disgusto presente.
Non riesco a vedermi, ma potrei scrivere una lettera lunghissima a quel
ragazzino, saccente per anaffettività, disperato senza conoscere i
motivi della disperazione e la calma che il desiderio di abbandono
concede a chi si lascia vincere nel campo di battaglia in cui ci si
deve lasciare vincere.
Chi ero? Ora e allora.
Chi eravate? Chi siete?
Alimento nella foresta della carne. Farmaco per sradicare la malattia
che è la trasmigrazione tra vita e vita nella medesima esistenza. Lento
lavorio, invisibile, acutissimo, ultrasottile.
La morte riduce il ciclo dell’azione – non lo estingue.
Quante volte ero morto, io? Quante morirò?
“I pensieri del suo diario ritornavano indietro ad altre identità”: l’intero mondo aveva valenza ed è una falsa identità.
Ulteriori discorsi oggi sulle “barriere” e gli “scopi”.
La condizione del bisogno assoluto espresse il procedimento conosciuto
come “sopraffazione”. Non rispondere. Cosa avrebbe potuto “sopraffare”
quella persona che eri tu e sei tu, essendo persone diverse e la
medesima persona allo stesso tempo? L’aria? Non rispondere. Il grande
vento che faceva roteare quello che avresti potuto avere… Cosa
vorresti? Cosa avresti voluto?
Attraversare la porta dello spavento supremo. E’ tutto quanto rimane da compiere.
Non è compiuto.