una mia poesia da New York

Coney Island, la mente è slancio d’oceano,
il sole a picco sulle nostre mani,
un vino cileno comprato in un liquor
store gestito da un alcolista.
Coney Island, l’ottovolante punge in verticale,
la sabbia scalcia la stasi,
i polsi ramificano il futuro,
si sfiorano, perduti e rinati.
Coney Island, l’autunno
ha meno dolore se osservato
dal piccolo punto in cui siamo,
diorama del tempo perduto.
La nostra storia si nutre di scarpe:
passi bruciati, passi sospesi
e passi da compiere perchè
non è l’attesa che ci completa.
Voltiamo la pagina e andiamo.

r.a.

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