Franco Cordelli, Il poeta postumo (Le Lettere): recensione

Quello che fu del Beat 72

di Rossano Astremo

Torna nelle librerie, a trent’anni di distanza dalla prima edizione, “Il poeta postumo” (Le Lettere, pp. 266, euro 28) di Franco Cordelli. Il libro ricostruisce quello che accadde nella primavera del 1977 al club romano del Beat 72, all’interno del quale, per sedici settimane, si alternarono le letture di alcune tra le voci nuove della scena poetica italiana, tra cui Dario Bellezza, Maurizio Cucchi Cesare Viviani, Elio Pecora, Valentino Zeichen, Nico Orengo e Giuseppe Conte. “Il poeta postumo”, come testimoniato dallo stesso Cordelli nell’introduzione, fu scritto ad una velocità vertiginosa, “quasi una scrittura automatica”, poiché il suo obiettivo sostanziale era quello di fotografare la cronache di quelle serate incandescenti, in cui il poeta, svestiti i panni di voce nel testo, varcava la soglia della pagina scritta per farsi corpo in azione, creatore di vere e proprie performance intese “come offerta, e prova di verità, come invito e dito puntato verso il pubblico, come cerimoniale ad alta temperatura che rendeva possibile il richiamo ai nomi di Marina Abramovic, Ketty La Rocca e Gina Pane” . “Il poeta postumo” è una sorta di reportage-diario-romanzo, in cui uno degli organizzatori delle serate del Beat 72, Cordelli appunto, da autore si fa personaggio, punto di vista privilegiato dal quale osservare Bellezza preso a calci, Viviani che decolla pesci rossi, Orengo assente, Conte che arringa la platea, Paris che appende delle bambole nello spazio scenico, accompagnato dalla sempre affascinante Laura Betti, Scalise che, a suo modo, rende omaggio ai Novissimi, Scartaghiande che inscena un duetto passionale con la sua fidanzata, una giovane Teresa De Sio e molto altro ancora. Nell’anno in cui l’ideologia divenne scontro e il dialogo tra forze dell’ordine e movimento aveva il ritmo percussivo delle pallottole, il Beat 72 fu un’alcova ai margini ma non emarginata, seme che avrebbe fruttificato dando vita, da lì a poco, all’esperienza ancora più dirompente degli incontri poetici sul litorale di Castelporziano, anch’essi trasformati in scrittura da Cordelli in “Proprietà perduta”. Il volume, curato da Stefano Chiodi, è arricchito dalle immagini di Agnese De Donato e Giorgio Piredda, e dai contributi di Andrea Cortellessa e Daniele Giglioli.

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