Daniele Archibugi, Cittadini del mondo (Il Saggiatore, 2009)


La democrazia globale nasce dai cittadini
di Rossano Astremo

È la democrazia cosmopolitica l’unica strategia attuabile per affrontare le grandi sfide della globalizzazione. Questa la tesi di “Cittadini del mondo” (Il Saggiatore, pp.320, euro 20), libro di Daniele Archibugi, studioso di economia e teoria politica delle relazioni internazionali e dirigente del Cnr. Dare vita ad un nuovo assetto degli equilibri su scala mondiale è fondamentale dopo la chiusura dello scorso millennio e l’inizio del nuovo, apertosi sotto i peggiori auspici, con l’esponenziale crescita della violenza e l’aumento del divario economico e sociale tra pochi Stati ricchi ed i restanti poveri. Eppure oggi la democrazia è da tutti accettata e nonostante questo la sua stratificazione globale presenta delle falle. Archibugi parla di schizofrenia democratica, poiché da un lato c’è il comportamento interno delle democrazie che si basa su corretti principi e valide intenzioni, dall’altro c’è il comportamento internazionale delle democrazie stesse che, ispirato a logiche aggressive e violente, non sembra molto discostarsi dagli interventi degli Stati autocratici. Per spiegare la sua tesi Archibugi divide il libro in due parti. La prima parte è dedicata alla teoria della democrazia cosmopolitica, dalla presentazione della concezione di democrazia implicita nel progetto cosmopolitico allo studio del rapporto tra democrazia e sistema globale, dall’analisi dell’architettura istituzionale della democrazia cosmopolitica alla presa in esame delle critiche mosse, negli anni, all’elaborazione della presente teoria.
La seconda parte, invece, applica la logica cosmopolitica ad alcuni casi concreti. Archibugi, seguendo il pensiero dei suoi principali ispiratori, Norberto Bobbio, Jurgen Habermas e Amartya Sen, propone il progressivo rafforzamento degli organismi internazionali esistenti, partendo dall’Onu e dalla Corte penale internazionale, molto spesso paralizzati dai loro macchinosi ingranaggi, e la creazione di nuove istituzioni, come quella di un’Assemblea parlamentare mondiale elettiva, che rappresenti direttamente i popoli della terra, piuttosto che i governi, in grado di risolvere i problemi di rappresentatività e di legittimità incontrati da qualsiasi progetto di democrazia globale, perché rimetterebbe il potere legislativo nelle mani di un organismo che rappresenta l’intera popolazione mondiale. “Una partecipazione dei cittadini alla politica mondiale – scrive Archibugi – deve essere ripensata con immaginazione e con coraggio ed è probabile che sviluppi modalità diverse rispetto a quelle conosciute”.
Tesi affascinante quella di Archibugi, per nulla campata in aria, necessaria perché è necessario ripensare le modalità che innervano il dialogo tra i diversi Stati per non assistere a nuovi tracolli politici, sociali ed economici dai quali potrebbe essere gravoso risollevarsi.

Articolo apparso su “Il Nuovo Quotidiano di Puglia” il 21 aprile 2009