A.L.Kennedy, Geometria notturna (minimum fax, 2009): recensione di Maria Carrano


A.L.Kennedy, Geometria notturna (minimum fax, 2009)
di Maria Carrano

È una città buia e piovosa quella che fa da sfondo alla narrazione, tanto che nella mia mente ha finito per assumere le sembianze e le proporzioni di una piccola città di campagna piuttosto che della popolosa Dundee , città d’origine dell’autrice.
Viali e giardinetti silenziosi ad incorniciare piccoli cottage con pareti umide e muschio. Dalle finestre filtra insieme alla luce il tepore domestico, denso di odori di cibi cotti e legno stagionato, di bucato fresco e di poltrone polverose.
Quello che la Kennedy costruisce in Geometrie notturne, il suo esordio del 1990, edito ora per la prima volta in Italia da Minimum Fax, è la mappa di una cittadina immaginaria in cui ogni casa è una storia, un racconto, ingabbiato dentro le mura domestiche: rifugio confortevole e prigione.
Una rete di relazioni che condividono lo spazio ed il tempo ma che perdono ogni capacità di correlarsi tra di loro, di stendere reti tra vari punti come in una vera comunità.
Fuori da ognuna di quelle porte c’è solo un viale deserto spazzato dal vento del nord, e così ogni racconto finisce con un punto, un nuovo titolo nella pagina successiva.
La Kennedy traccia una mappatura di punti caldi, immersi in un deserto umano, fatto di tante storie che si assomigliano, quasi si riproponessero intatte nella struttura della trama, focalizzandosi però ogni volta su personaggi diversi, sfumature diverse, stati d’animo diversi. Una variazione di punti di vista attorno ad un nucleo tematico.
Il padre protagonista di un racconto diventa figura di sfondo in quello successivo, la figlia tradita e offesa rinasce donna indipendente e libera in un altro contesto. La straordinaria forza della narratrice, allora 25enne, sta nel riuscire a sottolineare la molteplicità delle forme che ogni individuo sa assumere, da vittima a carnefice, da umiliato ad aguzzino, da vincitore a sconfitto, e non in momenti diversi ma simultaneamente solo in relazione a dove voltiamo lo sguardo e a chi ci sta osservando.
In questo scenario ogni dettaglio diventa icona e rappresentazione, caricandosi di un valore superiore e donano un forte impatto emotivo all’impianto narrativo: nella neutralità domestica può affiorare una violenza sessuale, nel ricordo dell’ultima compagna di un padre il senso di smarrimento della figlia, nella rabbia la fine di un rapporto d’amore.
Affrontando con toni pacati l’aberrante normalità del quotidiano la scrittrice scozzese riesce, nonostante alcune piccole incertezze dovute forse alla traduzione italiana, ad offrire una raccolta di racconti bella ed intensa, come promessa di quel talento poi confermato nelle pubblicazioni successive.