Nicola Lagioia, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (minimum fax, 2009): recensione di Rossano Astremo


Nicola Lagioia, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (minimum fax, 2009)
di Rossano Astremo

A distanza di otto anni torna nelle librerie “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)” (minimum fax), romanzo d’esordio dello scrittore barese Nicola Lagioia. Dopo la pubblicazione del suo terzo romanzo, “Riportando tutto a casa” (Einaudi), il libro che riconcilia l’autore con la sua terra d’origine, attraverso la declinazione di una storia d’iniziazione ambientata nella Bari degli anni ’80, tra il potere divorante della tv commerciale e la falcidia mirabolante dell’eroina, Lagioia riporta nelle librerie la sua opera prima, da tempo fuori commercio. Il libro racconta la più classica delle storie, l’amore tra l’io narrante e la sua ragazza Giulia. Il confidente del protagonista, fra partite a scacchi e tazze di caffè al bar, è l’autore di “Guerra e Pace” Lev Tolstoj. Tolstoj non vive più in Russia, ma si è trasferito a Roma , sulla Nomentana. Nonostante la sua veneranda età non abbandona l’idea di lavorare ad un romanzo spettacolare la cui trama, però, somiglia fin troppo al capolavoro di Joyce, l’Ulisse. Il racconto della tribolata storia d’amore tra i due è solo un espediente narrativo volto alla distruzione dei cliché letterari che non risparmia “Guerra e pace”, le madeleine di Proust, il mito della droga e quello del ritorno all’infanzia. Un’opera ricca di citazioni, tra le quali spiccano quelle di Miller, Cage, Socrate, Bréton, Brecht, Galileo, Duchamp, Manzoni, Stendhal, Sartre, Deleuze, Guattari, un viaggio metaletterario di un autore che già all’esordio ha dimostrato di possedere talento, personalità e stile. Non la sua opera più riuscita. Di certo l’inizio di un cammino culminato quest’anno con il suo romanzo più sentito, quel “Riportando tutto a casa” già citato, sintesi perfetta tra il ventre caldo della trama, lava incandescente tra le vene dell’autore perché vissuta, e superba armatura linguistica. Tra le penne migliori oggi presenti in Italia.