AA.VV., Ogni maledetta domenica. Otto storie di calcio (a cura di Alessandro Leogrande, minimum fax, 2010): recensione di Rossano Astremo


AA.VV., Ogni maledetta domenica. Otto storie di calcio (a cura di Alessandro Leogrande, minimum fax, 2010)

di Rossano Astremo

Otto storie di calcio raccolte dallo scrittore tarantino Alessandro Leogrande.
Il titolo del volume in questione è “Ogni maledetta domenica”, proprio come il film sul football americano diretto da Oliver Stone, con Al Pacino e Cameron Diaz, l’editore è minimum fax e gli autori selezionati da Leogrande sono Andrea Cisi, Tommaso Giagni, Carlo Carabba, Francesco Pacifico, Luca Mastrantonio, Osvaldo Capraro, Vittorio Giacopini, Stefano Scacchi.
Nella presente antologia il mondo del calcio viene raccontato “dall’interno” come non avviene mai sui quotidiani o nelle trasmissioni televisive. A cinque anni di distanza da “Il pallone è tondo”, altra antologia sul mondo del calcio curata sempre da Leogrande, l’autore del reportage narrativo “Uomini e caporali” torna ad occuparsi di calcio perché, come ha dichiarato sul sito dell’editore, è uno sport che è una delle ultime cose che ci riguarda, che interessa e coinvolge, cioè, la stragrande maggioranza degli italiani. Più della politica o del cinema, della musica, della letteratura, in fondo della stessa televisione. E quindi se vogliamo capire come cambiano gli italiani (e non solo gli italiani) per mezzo di qualcosa che li accomuna in gran numero, guardare al calcio offre uno spazio d’indagine amplissimo”.
Tra gli interventi più interessanti il racconto di Francesco Pacifico che analizza con puntigliosità ed efficacia l’ascesa del giovane attaccante dell’Inter Mario Balotelli, genio e sregolatezza del nuovo calcio italiano, cresciuto all’interno di un’ottima famiglia bresciana, che alterna momenti di estrema correttezza ad atteggiamenti del tutto fuori dai canoni, quello di Andrea Cisi che narra la divertente esperienza del passare un pomeriggio allo stadio Zini, assieme alla variopinta tifoseria della Cremonese, oppure l’analisi di Luca Mastrantonio sulla storia del Milan di Silvio Berlusconi, tra momenti apicali e stati critici.
Degno di nota, infine, è “Da quando Baggio non gioca più” di Carlo Carabba, nel quale non solo lo scrittore romano si sofferma sulla sua storia autobiografica di tifoso della Fiorentina nella città di Totti, ma delinea un notevole raffronto tra il calcio prima e dopo il crollo del Muro di Berlino, il cui discrimine può essere simbolicamente rappresentato dal gol che Roberto Baggio fece nel corso dei mondiali italiani del 1990 contro la Cecoslovacchia, uno slalom imperioso ed ubriacante tra i difensori avversari, prima della facile realizzazione. All’eleganza di un Roberto Baggio, alla sua correttezza e “bontà” in campo si contrappone oggi la forza fisica, la cattiveria e l’antipatia di Cristiano Ronaldo. Da quando Baggio non gioca più, quindi, come canta Cesare Cremonini in una sua canzone, il calcio ha subito un cambiamento radicale e con esso anche la società di cui esso è parte. Il calcio, quindi, metonimia del presente critico. Ottimo lavoro.