Le librerie degli scrittori


Rispondono Lagioia, D’Attis, Di Monopoli, Romano

Librerie catalogate o in puro disordine?

di Rossano Astremo

Jacques Bonnet, scrittore ed editore francese, ha da poco pubblicato per Sellerio “Fantasmi delle biblioteche”, delizioso libro nel quale si sofferma sul tema dell’incantesimo che donano i libri su certi individui. rievoca la genesi lontana di questa variazione sul tema dell’incantesimo dei libri su certi individui. Conversando con Giuseppe Pontiggia, era venuta ai due l’idea di fondare un’associazione per i proprietari di biblioteche oltre le ventimila opere, una specie di mutuo soccorso e consiglio. Naturalmente non se ne era fatto niente. Ma col tempo l’esame divertito dei problemi, di chi di non può fare a meno di comprare ogni libro che contiene anche una sola promessa, è germinato nei capitoli di questo che si presenta come un piccolo trattato sull’arte di convivere con troppe librerie. Abbiamo chiesto ad alcuni scrittori pugliesi come vivono il loro rapporto con i libri. Sono metodici nella catalogazione oppure vige nelle loro librerie la danza del puro disordine? Nicola Lagioia, autore del romanzo “Riportando tutto a casa” (Einaudi, 2009) appartiene alla prima categoria, ma con riserva: “Nella mia biblioteca cerco ancora di tenere i libri divisi per editore. Alla base, comunque, c’è una divisione più generale: narrativa, saggistica, poesia. Per il resto niente ordine alfabetico (salterebbe troppo facilmente, perché i libri li consulto spesso). Nel caos del non ordine alfabetico mi oriento però abbastanza bene: ricordo quasi sempre l’editore di un libro che cerco, e così è facile individuare almeno l’area di indagine. Detto questo, siccome molti libri ormai debordano dalla libreria, è arrivato il tempo di acquistarne un’altra, anche più piccolina. Cosa che (vista la mia allergia per lo shopping e ancora di più per l’Ikea o simili) mi propongo di riuscire a fare nei prossimi sei mesi”. Metodica anche Nino G.D’Attis, autore, tra l’altro, del crudo noir “Mostri per le masse” (Marsilio, 2008): “Ho centinaia di volumi sparsi in due case diverse, quella romana in cui vivo e quella dei miei genitori a Salice Salentino. Il peso si sente ogni volta che qui a Roma devo traslocare: l’estate scorsa ho riempito cinque scatoloni. Possiedo diverse edizioni dell’ “Ulisse” di Joyce e de “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov e non ho mai capito perché, visto che non mi definirei un collezionista in senso stretto. Un altro libro che mi segue sempre, ovunque io vada, è “Cool Memories” di Jean Baudrillard. La mia libreria è ordinata per autore, faccio sempre in modo di avere davanti agli occhi “La Mano di Dante”, un romanzo di Nick Tosches che mi ha insegnato molte cose sulla scrittura”. Poi c’è chi proprio non riesce a mettere ordine tra i suoi libri. Omar Di Monopoli, autore di “Uomini e cani” (Isbn, 2007) dice: “Sulla mia biblioteca posso solo dirti che da anni provo a catalogarla secondo generi o alfabeto. Senza successo: primo perché, avendo cambiato molte case, non faccio a tempo a formulare un metodo che devo già smantellare tutto, secondo perché alla fine, essendo anche un nevrotico ossessionato dai formati, finisco sempre per non essere soddisfatto dell’effetto estetico complessivo e pertanto una libreria in cui i testi si accumulano a caso, senza ordine, finisce per essere la più rispondente alle mie esigenze”. Stessa situazione di Livio Romano, lo scrittore neretino, il cui ultimo lavoro è “Niente da ridere” (Marsilio, 2007): “A casa ho tre grandi librerie che farebbero impazzire chiunque. A fianco a libri di diritto trovi manuali per l’addestramento del gatto e guide per l’insegnamento dell’educazione motoria nella scuola materna. Scott Fitzgerald giace a fianco a lineamenti di politica economica e Tondelli è incastrato fra un atlante e un dizionario di parolacce americane. Stanno lì in attesa d’esser prestati. Del supporto cartaceo delle storie m’importa meno che nulla”.